mercoledì 17 ottobre 2018

Roma, dentro la guerra ai poveri, l’attacco al Corto Circuito

Roma, dentro la guerra ai poveri, l’attacco al Corto Circuito

Il Campidoglio non ricostruisce l’area andata a fuoco, un giudice sequestra la struttura provvisoria uno speculatore vorrebbe farci un parcheggio. Il Corto nel mirino

di Ercole Olmi

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Jobs act, piano casa, Sblocca Italia, legge di stabilità, delocalizzazioni, privatizzazioni, forze dell’ordine scatenate, campagne contro gli occupanti di case e movimenti per il diritto all’abitare, prove di pogrom per gli immigrati. «E’ un attacco feroce e a tutto campo nei confronti degli strati più poveri e deboli della nostra società», dice il centro sociale Corto Circuito, attivo a Roma, nel quartiere di Cinecittà da venticinque anni. Dopo l’incendio di due anni fa, anche il centro sociale si è scoperto sotto attacco: «E’ di pochi giorni fa la notizia – giuntaci informalmente – che qualcuno avrebbe messo gli occhi sull’area del Corto per realizzarci un parcheggio, notizia che ci arriva in contemporanea all’anomala perquisizione, ad opera della polizia di Roma capitale, della casa di una nostra compagna alla ricerca di inesistenti prove che la possano mettere in relazione con la violazione dei sigilli. Sigilli apposti a suo tempo, da un solerte giudice, alla struttura temporanea (un tendone) utilizzata in sostituzione del padiglione distrutto dall’incendio».

Agli attivisti sembra una situazione paradossale: «Il Comune non ricostruisce una sua proprietà andata a fuoco, né ci autorizza a farlo; un giudice sequestra la struttura provvisoria che sostituisce l’immobile distrutto; uno speculatore del posto vorrebbe fare un parcheggio giusto giusto sulle rovine».

A rischio le attività del centro aperte al quartiere: palestra e scuola popolare, ciclofficina, l’orto sinergico, il parco Stefano Cucchi, l’osteria popolare ed il campo di calcetto Auro Bruni. «In questi anni abbiamo sottratto al “degrado” di una periferia in cui non c’è nulla centinaia di ragazzi/e rendendoli protagonisti di condivisione e comunità, unici veri argini culturali a sopraffazione e discriminazioni. Lo facciamo quotidianamente creando decine di posti di lavoro autogestiti e fuori dalle logiche di sfruttamento con attività culturali di ogni tipo, con il Corto sempre in prima linea come laboratorio politico nell’ambito cittadino, nazionale ed internazionale. Consapevoli di tutto ciò che è la nostra storia, mandiamo a dire all’amministrazione immobile, al giudice solerte e allo speculatore ammanicato che qui al Corto non passeranno».

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