domenica 21 ottobre 2018

Lenny, il pugile che sfida Renzi da Las Vegas

Lenny, il pugile che sfida Renzi da Las Vegas

Il campione livornese, Bottai, è salito sul ring con una t-shirt speciale e un messaggio particolare: “No jobs act”. E su fb lo si vede con una maglietta di Acad, associazione contro gli abusi in divisa

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«Dalla dressing room rassicuro tutti. Sto benissimo, ho mandato anche in culo il dottore che mi ha chiesto dove sono. Quindi sono io.
È andata come forse era preventivabile doveva andare.
La boxe è dura, qui di più. Lo so io, lo sanno quelli che giudicheranno da una comoda sedia ed una tastiera.
Avversario di altra categoria, in tutti i sensi. Stamattina al secondo controllo era già 74,4. Stasera chissá quanto.
Io, la guerra so fare, quella faccio. Il fioretto non mi viene e non sono venuto qui a fare le riprese altrimenti forse sarebbe andata diversamente.
È stata in ogni caso una grande esperienza, spero di aver trasmesso qualcosa anche nella mia sconfitta.
Vi abbraccio tutti».

Non è finita bene l’avventuta americana di Lenny Bottai, popolare pugile livornese, finito ko sul ring di Las Vegas. Quello che pubblichiamo è il messaggio col quale rassicura i suoi amici dopo il match. Il puglie – come ha postato su Facebook – è salito sul ring con una t-shirt speciale e un messaggio particolare: “No jobs act” (sempre su fb s’è fatto ritrarre anche con una maglietta per ACAD, l’associazione contro gli abusi in divisa).  Il campione, probabilmente, è uno che scrive queste cose per commentare un passaggio difficile della propria vita sportiva. Un campione, sicuramente, è uno che sfida il conformismo del suo ambiente, è regala un po’ di visibilità alla gara più difficile di tutte, quella dei lavoratori, dei deboli, contro l’arroganza dei padroni e dei loro governi. In bocca al lupo Lenny.

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3 Comments

  1. Er-nesto

    Peccato che la maglietta sotto la scritta, presenti l’icona del pugno chiuso pluriutilizzata nelle primavare arabe e sappiamo bene come sono andate a finire, le “primavere” finanziate da Soros.

    Reply

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