mercoledì 17 ottobre 2018

Podemos e il suo “progetto economico per la gente”

Podemos e il suo “progetto economico per la gente”

“Democratizzare l’economia per uscire dalla crisi migliorando l’uguaglianza, il benessere e la qualità della vita” è il documento elaborato da Navarro e Torres per Podemos

A cura di Marina Zenobio

Da sinistra Vincenç Navarro, Pablo Iglesias e Juan Torres durante la presentazione del progetto
Da sinistra Vincenç Navarro, Pablo Iglesias e Juan Torres durante la presentazione del progetto

Due nomi importanti, come quello di Vicenç Navarro, politologo e economista spagnolo, docente di Scienze politiche e sociali presso l’Università Pompeu Fabra (Barcellona), per 35 anni insegnante di Politiche pubbliche presso la Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), e di Juan Torres, economista spagnolo, membro del Consiglio scientifico di Attac Spagna e docente di economia applicata presso l’Università di Siviglia, sono stati chiamati da Podemos, e personalmente dal suo segretario generale ed eurodeputato Pablo Iglesias, a redigere un documento che dovrà rappresentare le basi di partenza per la discussione e l’elaborazione di un Programma economico di governo che contenga le misure più concrete e programmatiche che corrispondano alla natura della stessa organizzazione di Podemos.

Il risultato del lavoro di Navarro e Torres è un elaborato di 68 pagine, definito da Podemos “un progetto economico per la gente” e a cui gli autori hanno dato il titolo Democratizzare l’economia per uscire dalla crisi migliorando l’uguaglianza, il benessere e la qualità della vita.

Le linee generali dell’analisi Navarro-Torres partono da una considerazione: agire con realismo senza rinunciare ai sogni. Ne riportiamo la sintesi elaborata dagli autori stessi.

L’Europa è già entrata nella terza recessione nel periodo che va dal 2007 ad oggi, periodo definito come la Grande Recessione. E negli Stati Uniti, anche se il numero e l’intensità delle recessioni sono state minori (a causa di certe politiche pubbliche più interventiste rispetto a quelle dell’Unione Europea), l’economia è cresciuta molto meno paragonata a periodi anteriori. Le cause di tali recessioni si sono andate via via accumulando fin dalla fine degli anni ’70 in Europa e agli inizi degli ’80 negli Usa. Un elemento comune alle due sponde del Nord Atlantico è stata l’enorme crescita delle disuguaglianze di ricchezza e reddito in ognuna di queste zone come risultato di un enorme squilibrio di forze tra il mondo del capitale (ovvero dei Proprietari e Gestori dei maggiori Mezzi di produzione, Distribuzione e Finanziamento – PG MPDF -, che adesso colloquialmente si chiamano “l’1%”) e il mondo del lavoro (la maggior parte della popolazione, che lavora e che ottiene i suoi redditi attraverso dei salari, MT- Mundo del Trabajo). Questo fatto, appena visibile sui principali mezzi di informazione è conseguenza diretta delle politiche pubbliche portate a termine dalla maggioranza dei governi in Nord America e Europa a partire dall’elezione del Presidente Reagan in Usa e della signora Thatcher nel Regno Unito, dando inizio così all’epoca definita come “neoliberista”, chiudendo con ciò il periodo 1945-1980, conosciuto come il periodo dorato del capitalismo, durante il quale la maggior parte dei governi avevano seguito politiche keynesiane.

Durante tale periodo (1945-1980) è esistito un Patto Sociale tra il mondo del capitale (PG MPDF) e il Mondo del Lavoro (MT), in cui quest’ultimo accettava la proprietà dei mezzi di produzione, da un lato, e i primi accettavano l’aumento dei salari e la creazione dello stato sociale, dall’altro. Questo Patto, che comprendeva un patto nella distribuzione della ricchezza e dei redditi, è stato rotto, ovviamente da parte dei PG MPDF, con l’elezione di quei governanti che, in loro nome, imposero tutta una serie di politiche destinate a indebolire il mondo del lavoro, al fine di abbassare i salari e ridurre lo stato sociale. Queste politiche si sono poi generalizzate con l’argomento che la globalizzazione dell’economia non permetteva altre politiche economiche e sociali. E’ stato così che i redditi da lavoro, in percentuale al reddito nazionale, sono considerevolmente diminuiti a partire dagli anni ’80. I redditi da lavoro sono scesi dal 73,9% del Pil (media nel periodo degli anni ’70) al 66,2% nel 2012 nell’insieme dei paesi dell’UE-15 (il gruppo di paesi di livello economico simile a quello spagnolo). La Spagna è stato il paese dove i redditi da lavoro sono scesi di più, passando dal 72,4% al 54,4% nel corso dello stesso periodo.

Il calo della domanda e la scarsa redditività del sistema produttivo

Tale calo salariale ha creato un grave problema dato che questi redditi sono, in qualsiasi paese, la maggior fonte di consumo e, per tanto, il motore dell’economia. Di conseguenza la crescita economica, nella maggior parte dei paesi, stato in media più basso nel periodo 1980-2012 rispetto al precedente 1945-1980. In realtà questo calo della crescita in Europa Occidentale sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato per due fatti che ne hanno rallentato il declino.

Il primo è stato la riunificazione della Germania, che si finanziò sulla base di una grande crescita del suo disavanzo pubblico e che stimolò un effetto molto marcato su tutta l’economia europea. L’altro è stato l’enorme indebitamento della popolazione. Con il calo dei salari le famiglie sono state costrette ad indebitarsi per mantenere il proprio livello di vita. Tale indebitamento generò un enorme crescita della banca e di quello che si chiama il capitale finanziario (CF).

Questi due fatti – la riunificazione tedesca e l’indebitamento della popolazione – hanno rallentano il declino dell’attività economica, ma non fermato. La domanda di beni e servizi è andata calando e così l’attività economica. Ciò ha significato chela redditività del sistema produttivo (ovvero i benefici delle grandi imprese che producono beni e servizi) non fosse così elevata come l’epoca anteriore e che, cosa più importante, non era tanto elevata, in termini comparativi, quanto la redditività degli investimenti speculativi. E’ così che il capitale finanziario (ovvero la banca) ha investito sempre più in tali attività, creando sempre più bolle, l’immobiliare quella più recente.

Quest’ultima bolla, per inciso, è stata facile da individuare in quanto i salari erano stagnanti o diminuiti, mentre i prezzi delle case aumentavano astronomicamente. Epperò le autorità di regolamentazione della banca – per regola generale sempre molto vicina ad essa – non hanno visto, o meglio, non hanno voluto vedere.

E’ successo così. Quando le bolle sono esplose il sistema finanziario è quasi collassato, e sarebbe collassato se non fosse stato per l’intervento pubblico, che è stato il maggior caso di “beneficenza” che qualsiasi Stato abbia offerto ad una istituzione. E ciò che ora ha raggiunto livelli scandalosi è che, nonostante i salvataggi pubblici della banca privata, questa ha continuato a speculare, senza che il credito venisse destinato a aree che più ne avevano bisogno: le famiglie, le piccole e medie imprese.

La banca spagnola ha ricevuto circa 130 milioni di euro (senza contare il finanziamento, praticamente gratuito, ricevuto dalla Banca Centrale Europea). E, ciò nonostante, il credito è andato calando (oltre 336 milioni di euro meno rispetto alla fine del 2007).

Il lettore si domanderà perché continuano ad imporci le politiche pubbliche di tagli e riforme del lavoro orientate a ridurre i salari? (e diciamo “ad imporci” perché non erano nei programmi elettorali dei partiti che governano la Spagna). La risposta a questa domanda non è economica, è politica. Ovvero, la continuità di tali politiche si devono all’enorme potere degli istituti finanziari ed economici del paese, degli istituti politici e mediatici che li influenzano, un potere che è stato raggiunto a costo dell’indebolimento del mondo del lavoro, costituito dalla maggior parte della popolazione. E’ ciò che il movimento Occupy Wall Street in Usa definisce “il conflitto dell’1% contro la maggioranza della popolazione”. Le rendite dei PG MPDF sono enormemente aumentate a scapito di quelle del MT che sono diminuite.

Ebbene, ora la situazione è arrivata ad un instabilità economica e politica tale che persino organismi molto vicini ai PG MPDF – come il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e la Banca Centrale Europea – iniziano a pensare che qualcosa bisogna fare, come per esempio stimolare l’economica attraverso investimenti e aumentare la disponibilità al credito. Ma la forma con cui stanno intervenendo non risolverà la situazione. L’asse della soluzione sta proprio nell’invertire le redditività aumentando quelle del MT a scapito di quelle dei PG MPDG, contrariamente a ciò che sta accadendo.

Che si dovrebbe fare? Dal punto di vista economico la soluzione è molto facile da vedere:

  • aumentare la domanda sulla base di aumenti salariali (che in Spagna sono i più passi dell’UE-15);
  • aumentare la spesa pubblica destinata alle infrastrutture del paese, soprattutto alle infrastrutture sociali (la Spagna è il paese con una delle spese pubbliche sociali per abitanti più bassa dell’UE-15);
  • aumentare il credito (oggi la Spagna è uno dei paesi dove più è difficile l’accesso al credito), quest’ultimo basato sull’espansione del settore bancario pubblico (essendo quello spagnolo uno dei settori bancari pubblici più ridotto rispetto a quelli dell’UE-15);
  • il riconoscimento nella Costituzione spagnola di un principio che consacri il credito e il finanziamento all’economia come servizio pubblico essenziale;
  • creare una banca pubblica e banche cittadine di interesse pubblico soggette a strette condizioni che garantiscano la loro sottomissione al precedente principio e al controllo cittadino per evitare la corruzione che si è generalizzata negli ultimi anni.

La Spagna oggi ha uno Stato povero (la percentuale di popolazione adulta che lavora nel settore pubblico – compresi i servizi pubblici dello Stato Sociale come la sanità, l’educazione, gli asili, i servizi domiciliari, i servizi sociali ed altri – è tra le più basse dell’UE-15), con uno scarso sviluppo sociale, poco redistributivo e con minore sviluppo del settore finanziario pubblico. Non si può uscire dalla crisi senza invertire questa logica.

Queste sono le linee generali nel documento che i professori Navarro e Torres hanno elaborato per Podemos e che in Spagna ha provocato notevole ostilità. Ostilità prevedibile, secondo gli autori. “E’ prevedibile infatti che quando le proposte vengono presentate in tal senso, i media e i portavoce dei partiti liberali e social-liberali che rappresentano PG MPDF (grandi imprese che rientrano nell’IBEX-35) alzino un polverone e accusino a chi le propone di voler distruggere il paese, individuando i loro interessi privati con l’interesse generale. Una identificazione più che discutibile”. Ciò che però ha più sconcertato gli autori di questo progetto per Democratizzare l’economia per uscire dalla crisi migliorando l’uguaglianza, il benessere e la qualità della vita è stato il silenzio degli altri partiti di sinistra che “si sono limitati a considerare il documento come uno strumento di Podemos, con cui credono di dover competere, senza rendersi conto che ciò che gli establishment politico e mediatico stanno tentando di fare è distruggere non solo il partito Podemos, ma anche la proposta economica che qualsiasi partito progressista dovrebbe applicare”.

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