Landini, indietro tutta

Landini, indietro tutta

Per la prima volta da ultimi 15 anni la discussione sulla piattaforma del contratto nazionale è sottratta alla discussione con i delegati  e consegnata all’unità con Fim e Uilm

di Sergio Bellavita

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Come era prevedibile il gran clamore sull’ipotesi di costruzione di una coalizione sociale da parte di Landini, che tanto aveva appassionato la stampa e i media, si è risolto con un nulla di fatto. Landini ha tenuto a precisare che già nel documento Fiom dello scorso settembre si parlava di coalizione sociale. Nulla di nuovo quindi. Chi  si aspettava un embrione di quel mutualismo necessario per costruire coscienza e soggettività a sostegno di una vertenzialità diffusa, non trova nè il mutualismo nè la vertenzialità. Sarà più una coalizione di vertice gestita direttamente dalla segreteria nazionale che un fronte sociale costruito in forma aperta e partecipata. Il documento conclusivo della maggioranza Fiom, della quale fa ormai stabilmente parte l’area interna che fa riferimento alla Cgil, usa terminologia altisonante a copertura della stessa linea della ritirata decisa in confederazione.
È’ tuttavia sulla contrattazione che Landini fa una brusca sterzata per condurre la Fiom negli stessi lidi di Cisl e Uil. Per la prima volta negli ultimi 15 anni la discussione sulle richieste della piattaforma del contratto nazionale è sottratta alla discussione interna con i delegati  e consegnata all’unità con Fim e Uilm. Questo il passaggio del documento; “l’assemblea dà il mandato alla segreteria nazionale per tentare con Fim e Uilm la piattaforma unitaria e in ogni caso il rinnovo unitario”. Unità decisa in via preventiva e a prescindere quindi. Così si capovolge il percorso che si è sempre seguito dalla svolta Fiom del 2001 in poi: prima si definiscono gli obbiettivi Fiom insieme ai delegati e poi si va al confronto con gli altri.
Non è l’unica novità, infatti leggendo con attenzione si scopre che il nuovo unico punto di caduta della politica contrattuale  è la non derogabilità dei minimi, implicitamente accettando la derogabilità sugli altri istituti e in sostanza  il modello separato del 2009 che non abbiamo mai voluto firmare e per il quale abbiamo subito due rinnovi separati. Con freddo linguaggio si tiene a precisare in questo passaggio che siamo per la contrattazione della flessibilità…  Una svolta quindi che avviene nel pieno della grande ritirata sindacale dopo la sconfitta sul jobs act. Siamo certi che a nessun giornalista e a nessuna televisione interessa la politica contrattuale decisa a Cervia, il rischio sempre più grande è tuttavia che cominci a non interessare più  neanche ai lavoratori direttamente coinvolti.

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