24.7 C
Rome
mercoledì 10 Agosto 2022
24.7 C
Rome
mercoledì 10 Agosto 2022
FILLEA CGIL: una storia lunga 136 anni, vai alla landing page
Homecronache socialiKey for Up: al call center la lotta non paga. E ora?

Key for Up: al call center la lotta non paga. E ora?

Dopo gli scioperi a oltranza, le proteste e le tante assemblee, al call center della Key for up tutto tace. Eppure i problemi restano irrisolti

Nicola Della Lena

f7984df7fbc3db416ebcb318b341f4c7_XLAl call center Key for Up di Terni, dopo la vertenza che ha portato i dipendenti – in maggioranza donne, molte neo-mamme – a scioperare a oltranza, riuscendo a conquistare l’interessamento del prefetto e a portare i sindacati per la prima volta in azienda, sembrava destinato a risolversi tutto per il meglio. Assemblea dopo assemblea, trattative su trattative, quello che si profilava doveva infatti essere un accordo che qualcuno definiva addirittura “storico”, con il quale si sarebbe arrivati alla stabilizzazione delle cuffiette. E invece la situazione ora è tornata più o meno al punto in cui l’avevamo lasciata a marzo 2015, o forse anche peggio.

Dopo le lotte e gli scioperi le operatrici erano infatti sul punto di tornare a lavorare. In discussione c’era un accordo che avrebbe dovuto aumentare la paga base mensile, diminuendo i premi, e l’azienda aveva rateizzato la propria situazione debitoria con l’Inps, pagando anche alcuni stipendi arretrati. Tutto liscio dunque, fino alla fine di aprile, quando l’unica commessa Key for Up, quella di Telecom, viene meno. La causa – il condizionale è d’obbligo – dovrebbe essere riconducibile ai debiti maturati dalla Key for Up nei confronti della committente, ma nemmeno ai dipendenti il motivo della perdita della commessa è del tutto chiaro. Quello che è chiaro è che alla Telecom doveva subentrare Fastweb. Un subentro in vista del quale le operatrici sono restate a casa per circa un mese, in modo da consentire la riorganizzazione aziendale.

In quel mese sono però arrivati in azienda i controlli della Direzione Provinciale del Lavoro, della Guardia di Finanza e un’ispezione dell’Inps. A carico della direzione Key for Up ci sono infatti denunce effettuate all’Inps da buona parte dei dipendenti per ottenere il riconoscimento del lavoro subordinato da parasubordinato, per avere le buste paga mai consegnate e gli stipendi arretrati non ancora pagati nonostante alcune dipendenti abbiano più volte sollecitato l’azienda, ricevendo in cambio solo rinvii.

FILLEA CGIL: una storia lunga 136 anni, vai alla landing page

«L’azienda – raccontano a Pop Off alcune operatrici, tra cui anche la ex Rsa Cgil – ha maturato diversi milioni di debito con l’Inps. Come è possibile che nessuno se ne sia mai accorto? Dove sono finiti i contributi che abbiamo versato?». Bella domanda, che attende ancora di avere una risposta.

«Quando l’azienda ha richiamato le operatrici a fare la formazione finalizzata alla vendita di prodotti Fastweb – racconta una ex dipendente – non si riusciva a capire né se ci avrebbe pagate, né quanto. Nulla di nulla. Così in molte non abbiamo accettato di tornare a lavorare gratis. Ma ora è come se gli scioperi e tutte le lotte non siano servite a niente».

Al momento mancano infatti all’appello gli stipendi da marzo a maggio, e ad alcuni anche quello di febbraio, oltre alle buste paga, che sembra siano impossibili da ottenere.

Il piano dell’azienda è di mettere in liquidazione la società Key for Up facendo passare tutti i lavoratori sotto un’altra società riconducibile alla medesima gestione, la Overing. Tuttavia, così facendo, gli stipendi arretrati nessuno sa che fine faranno.

«Dopo che abbiamo rifiutato di tornare a lavorare – lamentano alcune lavoratrici del call center – anche il sindacato ci ha abbandonato, ma per noi è impossibile pensare di trattare con chi non dà nessun tipo di garanzie. Ora quello che viene da chiedersi – proseguono – è a cosa siano servite tutte proteste, le assemblee e le trattative se poi un’azienda può farla franca così facilmente».

Il senso di sfiducia, tra le ex dipendenti, è forte. Così come il senso di impotenza e di abbandono. «Nessuno ci ha detto più nulla – raccontano alcune di loro. «I nostri contratti sono ancora aperti, ma non sappiamo nemmeno se ci dobbiamo licenziare o no».

Il rischio, ora, è che con l’eventuale nuova società il “gioco” di promesse disattese e stipendi non pagati possa ripetersi esattamente nello stesso modo.

Della vertenza che era riuscita a unire nella lotta un call center intero, per la prima volta, restano solo tanta incomprensione e amaro in bocca.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento, prego!
Inserisci il tuo nome qui, prego

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli

Il lavoro avvelenato dell’Agenda Draghi

Occupazione. La nota Istat sulle tendenze dell’occupazione tratteggia un quadro ben più fosco [Cristina Quintavalla]

Rosa oltre il mito

Rosa Luxemburg, il nostro tempo ha molto da imparare dagli scritti della grande rivoluzionaria assassinata nel 1919 [Romaric Godin]

Perché amare Garcia Marquez e Cent’anni di solitudine

In occasione del cinquantacinquesimo anniversario di Cent'anni di solitudine, il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez [Ariel Castillo Mier]

Cina nella trappola della crisi immobiliare

La Cina è incapace di un nuovo modello economico per questo Pechino potrebbe sfruttare la questione Taiwan [Romaric Godin]

Ulivi millenari, un’azione popolare per difenderli

In provincia di Brindisi, i cittadini hanno incardinato una Azione Popolare a difesa degli Ulivi plurisecolari e millenari