SOS Adriatico, la lotta contro le trivellazioni diventa musica

SOS Adriatico, la lotta contro le trivellazioni diventa musica

Un gruppo di artisti croati hanno inciso una canzone per sostenere la lotta contro le trivellazioni della campagna SOS za Jadran

di Carlo Perigli

SOS AdriaticoLa battaglia della rete ecologista SOS za Jadran (SOS per l’Adriatico) contro le trivellazioni in mare prosegue e diventa musica. La lotta degli ambientalisti, in corso ormai da febbraio, ha ricevuto l’appoggio di alcuni artisti croati, che hanno deciso di incidere una canzone, More – mare, appunto – per contribuire alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti dei pericoli che tale pratica comporta e dei benefici che invece si potrebbero trarre dal ricorso a fonti di energia rinnovabili. Al progetto hanno partecipato Sasa Antic, autore e vocalist del gruppo hip hop “The Beat Fleet”, Ivan “Yuri” Juric, frontman del gruppo  hip-hop ST!lness, Meri Cetinic, cantautrice pop tra le più apprezzate in Croazia Kid Rađa, del gruppo hip hop Kiša metaka. Il videoclip della canzone è stato girato da Nevio Smajic, filmmaker croato fortemente impegnato nelle questioni ambientali

Costituitosi nel febbraio di quest’anno, il “fronte anti-petrolio” si pone l’obiettivo di bloccare le trivellazioni sia sulla costa croata che su quella italiana. Attualmente hanno aderito importanti organizzazioni della società civile, coordinate tra loro nella rete ambientalista “Zeleni Forum” (forum verde): Zelena akcija/Foe Croazia (Zagabria), Sunce (Spalato), Zelena Istra (Pula), Zmergo (Opatija) e Biom (Zagabria), con la collaborazione di WWF Adria e Greenpeace Croazia. Particolarmente attiva, la rete rappresenta attualmente il principale ostacolo per le politiche di Ivan Vrdoljak, ministro dell’Energia croato, che nel 2014 ha lanciato l’idea di fare della Croazia “una piccola Norvegia“, dividendo il mare territoriale in 29 blocchi, 15 dei quali sono stati dati in concessione aziende quali Marathon Oil, Omv, Ina, Medoilgas ed Eni.

Sos AdriaticoSolamente dopo aver trovato gli accordi con le multinazionali, il governo si è “ricordato” di informare i cittadini, aprendo ad una serie di consultazioni pubbliche. Dinamiche che in una democrazia sarebbero invertite, e che per le associazioni ambientaliste sono suonate come un campanello d’allarme, nonostante le rassicurazioni avanzate col tempo sia dall’ex presidente della Repubblica Ivo Josipovic che dall’attuale inquilina del Pantovčak, Kolinda Grabar-Kitarovic. Oltre che dall’ostilità della rete anti-trivellazioni, il piano è stato però ostacolato anche dai dietrofront delle compagnie Marathon Oil e Omv, che hanno rinunciato alle licenze adducendo motivazioni economiche, considerato il basso prezzo del petrolio e le conseguenti incertezze derivanti dagli investimenti.

Sbugiardato così l’establishment di Zagabria, che aveva attribuito la brusca interruzione delle operazioni ad una disputa sui confini marittimi tra Croazia e Montenegro. Bugia più, bugia meno, un po’ come quando il governo croato aveva cercato di rassicurare i cittadini dichiarandosi certo che le trivellazioni avrebbero portato sostanziosi benefici economici alla collettività e nessun danno all’ecosistema e al turismo. Uno scenario tutto rose e fiori, in netto contrasto con quanto denunciato invece dagli attivisti. “In caso di incidente – dichiara la SOS Adriatic attraverso il suo sito ufficialela ricerca e lo sfruttamento del petrolio metterebbe in pericolo l’intero ecosistema dell’Adriatico, danneggiando inoltre tutte le persone il cui sostentamento dipende da turismo e pesca, e  intensificando la crisi climatica e i suoi devastanti effetti“. Secondo i promotori, tecnici e politici croati devono realizzare che lo sviluppo energetico andrà basato sulle energie rinnovabili, i cui costi le rendono perfettamente competitivi, e non sul petrolio e sui carburanti. Un tema centrale che viene ripreso anche nel testo della canzone:

Questo non è progresso,

semmai un nonsense

perché bucare,

non riesco a capire.

Abbiamo il sole,

abbiamo il vento,

perché dovremmo diventare il buco del mondo?

 

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