sabato 26 Settembre 2020

Lanciano, la Resistenza di oggi è l’accoglienza

Lanciano, la Resistenza di oggi è l’accoglienza

Nella ricorrenza della rivolta partigiana del 1943 a Lanciano, una 3 giorni sull’accoglienza ai migranti. E uno sguardo a Kobane e alla resistenza curda

da Chieti, Alessio Di Florio

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Lanciano è tornata protagonista, dopo la manifestazione dei 60.000 contro Ombrina Mare e la deriva petrolifera del 23 maggio scorso (che abbiamo raccontato in vari articoli su Popoff), di un’importante mobilitazione sociale. Il 6 ottobre è il giorno nel quale ogni anno la città ricorda i giovani partigiani che nel 1943 si ribellarono, sacrificando anche la vita, al nazifascismo. Il CSOA Zona22, l’Anpi, Lab61 e l’Associazione Culturale Frentana quest’anno nell’occasione hanno lanciato una 3 giorni dedicata all’accoglienza e all’integrazione dei migranti. Tantissime le adesioni all’iniziativa tra cui associazioni culturali (L’Altra Italia, Terra Franca, Atlantide Lanciano), operatori sociali (Caritas Lanciano-Ortona, CPIA Lanciano, Consorzio Matrix), sindacati (Cobas, SLAI Cobas, USB, CGIL), movimenti e associazioni (Abruzzo Social Forum, Rap Molise, Arci Abruzzo e circoli aderenti, PeaceLink Abruzzo, Ass. Antimafie Rita Atria, Pax Christi – Punto Pace di Pescara), organizzazioni politiche (Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Sel, Movimento 5 Stelle con la capogruppo alla Regione Abruzzo Sara Marcozzi).

La mobilitazione è partita con un’assemblea pubblica, alla quale hanno partecipato associazioni, movimenti, istituzioni, operatori sociali, per concludere la prima giornata con il concerto al quale hanno partecipato gli Assalti Frontali e Piccola Underground Orchestra&Sweet Africa Matrix (composta da migranti ospitati nei centri gestiti dalla cooperativa Matrix). Dopo una “pausa” di un giorno, per permettere la partecipazione all’assemblea di Ancona contro lo Sblocca Italia e le Grandi Opere, lunedì 5 è dedicato alla presentazione del libro “Kobane, Diario di una Resistenza. Racconti di una staffetta di solidarietà” curato da Rojava Calling e alla fiaccolata. Alla presentazione del libro parteciperanno anche i militanti abruzzesi dei Cobas Domenico Ranieri e Coralba Giannico, appena rientrati dal Kurdistan. Martedì mattina si concluderà con la “Marcia della dignità a piedi scalzi”.

Obiettivo dell’iniziativa è, ripercorrendo la storia dei partigiani lancianesi, cercare di interpretare quello che sta accadendo oggi percependo fortissima la necessità di riattualizzare l’antifascismo, valore fondante della democrazia, e ridargli vita “prima che venga definitivamente spogliata dai valori di uguaglianza, di solidarietà e di libertà”. Gli organizzatori sottolineano che “nel nostro paese ed in tutta Europa, si registra un avanzamento delle destre xenofobe e razziste che fanno leva sulle paure delle popolazioni”, tra cui vengono citate Noi con Salvini, la Lega Nord, Sovranità Popolare, Casa Pound e Forza Nuova, alimentando una vera e propria “guerra tra i poveri” all’interno di un contesto sociale devastato dalla crisi e dalla cancellazione dei diritti sociali. Questo loro tentativo, leggiamo nell’appello della manifestazione, “va immediatamente delegittimato, arrestato e superato” e il primo passo da compiere deve consistere “in un diretto e concreto impegno volto a sostenere tutti gli uomini e le donne in fuga da guerre e dittature” a partire dal popolo curdo, “che da tempo combatte in Siria, ad armi impari, contro l’Isis e la brutalità del governo turco, per costruire un nuovo modello di società fondato sul confederalismo democratico, l’autonomia dei territori, la parità di genere, i diritti di cittadinanza per tutte e tutti”.

L’invito che scaturisce dall’iniziativa è, così come fecero i nostri nonni in piena guerra, a non rimanere indifferenti e ad interrogarsi, aprendo “le porte dell’Europa e del Mediterraneo”, su come “renderci più utili, per garantire a chi arriva un’inclusione dignitosa nella trama sociale delle nostre città”, affrontando le questioni “alla radice” opponendoci alle “richieste barbare di respingimenti, chiusura delle frontiere, innalzamento di muri con filo spinato” e pretendendo “con forza e intelligenza, dei corridoi umanitari per chi fugge, la tutela del diritto di asilo, la permeabilità delle frontiere, l’aiuto psicologico, legale, finanziario e medico per chi arriva” ed elaborando “un’idea di accoglienza che preveda l’assenza totale di marginalizzazione e differenziazione sulla base di etnie e provenienze, e che garantisca, al contrario, un fiorire di nuove relazioni, di affetto, di lavoro, di collaborazione, di cultura” perché “i viaggi verso la fortezza europa non possono più macchiarsi con le immagini di bambini annegati nelle acque del Mediterraneo soffocati nei cassoni dei camion e nelle stive delle navi”.

 

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