martedì 29 Settembre 2020

Un documentario per non dimenticare la strage di Firenze del 2011

Un documentario per non dimenticare la strage di Firenze del 2011

La strage di Firenze del 13 dicembre 2011: due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, furono uccisi da un fascista Gianluca Casseri. In lavorazione un documentario “partigiano” ma ha bisogno dell’aiuto di tutti

di Francesco Ruggeri

Anatomia di un corteo nero. Firenze, 19 dicembre 2015 (quinto teaser de “Il nemico in piazza”) from Marzia De Luca on Vimeo.

La strage di Firenze è un fatto di sangue avvenuto il 13 dicembre 2011 durante la quale due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, furono uccisi da Gianluca Casseri, esponente dell’estrema destra italiana, a lungo considerato un intellettuale di riferimento per la locale congrega di Casapound. Alle 12.30 a Piazza Dalmazia Gianluca Casseri spara con un .357 Magnum a Samb Modou e pochi istanti dopo a Diop Mor, che rimangono uccisi, poi ferisce Moustapha Dieng alla schiena e alla gola. Dopodiché il killer scappa a bordo della sua Polo blu, mentre scatta una caccia all’uomo da parte di polizia e carabinieri. Subito dopo il duplice omicidio si formano manifestazioni spontanee di protesta di alcuni gruppi della comunità senegalese. Diventano poi un corteo che da piazza Dalmazia giunge alla Fortezza, invadendo il centro. Una delegazione raggiunge la Prefettura dove accorrono anche il sindaco dell’epoca, Matteo Renzi, e il presidente della Regione Enrico Rossi. La tensione è palpabile fino al tardo pomeriggio, alcuni cassonetti vengono divelti, salta qualche vetrina in via Circondaria e in zona Fortezza Da Basso.
Casseri viene localizzato verso le 15.00 nel parcheggio sotterraneo del Mercato Centrale di San Lorenzo dove dopo essersi sentito intrappolato si uccide.
Stanno volgendo a termine le riprese de “Il nemico in piazza“, progetto documentaristico di Marzia De Luca e Dario Salvetti. “Nemico in piazza – spiegano gli autori – perché il fascista Casseri compiendo la strage di Piazza Dalmazia individuò nei migranti senegalesi “il nemico”, perché da quel 13 dicembre 2011 l’unico nemico individuato dalle forze dell’ordine sono state le mobilitazioni di piazza e antifasciste. Nemico in piazza perché al tentativo di “mettere in piazza” il migrante come capro espiatorio della crisi, la piazza prova a identificare un altro tipo di nemico. Nemico in piazza perché in una piazza di Coverciano gli antifascisti si sono mobilitati per impedire l’apertura di una sede di Casapound».
Le cariche agli antifascisti alle Piagge e il terzo anniversario dell’attentato fascista di Piazza Dalmazia, passato nel segno della vuota retorica di Nardella, succeduto a Renzi, e dei principali media, «ci hanno convinto della necessità di riprendere in mano il progetto ». Si tratta di un documentario che, partendo dai fatti di Piazza Dalmazia del 13 dicembre 2011, indaga su estrema destra, su condizione dei migranti e violenza a sfondo razzista a Firenze.
L’indagine sull’attentato di Piazza Dalmazia è stata archiviata e ogni anno si continua a tenere a Firenze il corteo nazionale fascista “in ricordo delle foibe”, mentre Casapound ha riaperto, ma la violenza razzista continua a colpire in tutte le sue forme.
Da quel 13 dicembre, due migranti sono morti in circostanze sospette nei locali della questura cittadina, nel giugno 2013 è avvenuto un pestaggio da parte del nucleo anti-degrado di alcuni ragazzi senegalesi e lo stesso mese un migrante somalo è stato spinto al suicidio dalle condizioni disumane e di abbandono in cui si trovava a vivere. Infine è arrivato il caso di Raphael, lo scorso settembre, un ragazzo nigeriano precipitato da un palazzo in via di Novoli per sfuggire a un controllo poliziesco. Sullo sfondo: sgomberi di case occupate, sfratti per morosità, licenziamenti e il tentativo da parte di media e principali forze politiche di soffiare sul fuoco della guerra tra poveri.
“Il nemico in piazza” vuole essere un documentario “partigiano”, «apertamente schierato a favore di un’indagine volta a smascherare il meccanismo della guerra tra poveri e i reali interessi di chi la fomenta».
«Sappiamo come lo abbiamo cominciato, non sappiamo come e se lo finiremo. Del resto siamo documentaristi militanti, che nella vita non si occupano solo di questo. Per andare avanti in questo lavoro abbiamo bisogno ancora di molti elementi. E naturalmente facciamo appello a chiunque voglia contribuire con:

– disponibilità a interviste

– testimonianze del 13 dicembre e di tutti gli altri casi che abbiamo citato (pestaggio del giugno 2013, suicidio di Guled, caso di Raphael ecc.)

– immagini e filmati di repertorio del 13 dicembre, ma anche del corteo successivo del 17 dicembre e di tutti gli altri casi citati

-immagini e filmati del recente pestaggio degli antifascisti alle Piagge

– disponibilità a lavorare su materiale giudiziario dell’archiviazione del caso Casseri

– cene benefit o qualsiasi altro contributo di finanziamento del progetto. Non facciamo questo lavoro per guadagnarci nulla ma esistono miriadi di spese tecniche

– disponibilità a comporre o donare musiche per la colonna sonora, in maniera tale che i diritti d’autore non siano usati come scusa per censurare il documentario finale.

Ogni contributo per la costruzione di un documentario che sia il più collettivo possibile è da noi benvenuto.
Siamo convinti del resto che possa essere uno strumento non solo per ricordare il 13 dicembre 2011, ma per aprire ovunque una discussione sulle reali dinamiche di quell’attentato fascista: non il gesto di un folle, ma l’apice della guerra tra poveri fomentata, con poche eccezioni, dall’intero arco politico istituzionale».

per contattare gli autori

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