venerdì 18 Ottobre 2019

No Snam. L’Abruzzo non vuol diventare l’hub del gas

No Snam. L’Abruzzo non vuol diventare l’hub del gas

Sabato 21 aprile manifestazione No Snam a Sulmona contro il metanodotto e la centrale a compressione. Oltre 300 le adesioni alla mobilitazione

da Chieti, Alessio Di Florio

Gli esami non finiscono mai è una delle frasi più comuni della società italiana. In Abruzzo potremmo riproporla con le mobilitazioni non finiscono mai. Senza andare troppo indietro nei decenni, sono passati 18 anni dalla prima grande mobilitazione popolare in difesa delle risorse idriche pubbliche e si scende ancora in piazza. Gli ultimi anni hanno visto protagonista soprattutto tante manifestazioni sui temi energetici. E, dieci anni dopo la prima mobilitazione contro il “Centro Oli” di Ortona, ora si scende in piazza contro progetti di impianti per il gas. Una mobilitazione, nata all’inizio sotto la spinta di Mario Pizzola e alcuni comitati negli stessi anni del “Centro Oli” e che ha avuto un nuovo forte impulso negli ultimi quattro mesi. Il 21 aprile a Sulmona si terrà una manifestazione che ha già registrato tantissime adesioni da comitati, movimenti e associazioni abruzzesi di varie regioni italiane.

Lo scorso 22 dicembre il Consiglio dei Ministri ha deciso di autorizzare la realizzazione della centrale di compressione della Snam. L’opera è prevista in un’area di 12 ettari nelle frazioni di Case Pente, Case San Mariano e Colle Savente. Il progetto prevede tre turbocompressori meccanici alti 10 metri e con una potenza di 11 megawatt l’uno, tre caldaie e un camino di 14 metri. La centrale sarà uno snodo fondamentale per la “Rete Adriatica” (della stessa Snam): un gasdotto di 687 chilometri sull’asse Brindisi-Minerbio. La Regione Abruzzo e le associazioni ambientaliste Legambiente e Wwf hanno promosso ricorsi al TAR del Lazio contro tale scelta governativa. Alla quale si è aggiunta nelle ultime settimane l’accellerazione impressa, a governo in carica per gli “affari correnti” e nuovo parlamento in divenire, proprio sul gasdotto. Varie Associazioni (WWF, Legambiente, Italia Nostra, Marevivo, Pro Natura, FAI, CAI-TAM, Mountain Wilderness e Ambiente e/è Vita) nei giorni scorsi hanno scritto ai parlamentari eletti in Abruzzo, contestando tale condotta del Governo Gentiloni, per chiedere di fermare l’iter autorizzativo di entrambe le infrastrutture.

Il 3 febbraio scorso in una partecipatissima assemblea a Sulmona è nato il Coordinamento No Hub del gas – Abruzzo. L’obiettivo è riunire in un’unica vertenza le lotte che in questi anni si sono sviluppate attorno a grandi gasdotti, impianti di compressione e di trattamento del gas, pozzi e stoccaggi. Il Governo, scrivono i promotori, vuole “trasformare l’Abruzzo e la penisola in un Hub del Gas, una piattaforma logistica per trasportare e poi esportare gas in nord Europa con fini meramente commerciali. Un disegno che assoggetta i territori a grandi servitù di passaggio con gravi rischi ed impatti in termini ambientali, sanitari e anche economico-sociali con l’unico fine del profitto di chi propone e costruisce queste opere senza alcun beneficio per i cittadini che, oltre ai rischi e agli impatti, le pagano profumatamente anche sulle bollette”. “Sarebbe necessaria” invece, proseguono, “una radicale svolta verso l’efficienza energetica, l’uso esteso delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio nonché la valorizzazione della vera ricchezza ed unicità del paese, la bellezza dei centri storici, dei monumenti, dei paesaggi e delle sue aree naturali”.

Per rappresentare quest’opposizione quell’assemblea ha lanciato la manifestazione del 21. Tappe di avvicinamento sono state assemblee, seminari e altre iniziative realizzate in queste settimane. Il 6 aprile sono partite contemporaneamente 3 carovane – che hanno coinvolto Abruzzo, Marche, Molise e Umbria – che hanno attraversato i territori interessati da vari progetti estrattivi di trasporto e stoccaggio degli idrocarburi. Sono già oltre 300 le adesioni, da soggetti politici come Potere al Popolo, Rifondazione Comunista e Sinistra Anticapitalista, a comuni abruzzesi e non solo, comitati e movimenti abruzzesi e di altre regioni impegnate contro progetti energetici, il Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, associazioni ambientaliste e di cittadini. Anche il vescovo di Sulmona, portando avanti una linea ecologista della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana nata contro le trivelle petrolifere, ha annunciato la sua presenza. Così come stanno partecipando alla mobilitazione le Brigate di Solidarietà Attiva, nate dopo il terremoto aquilano e in questi anni impegnatissime al fianco delle popolazioni terremotate, alluvionate o in altri casi (l’anno scorso furono tra coloro che s’impegnarono contro il devastante incendio sul Monte Morrone), e associazioni di coloro che hanno visto persone care uccise dal terremoto del 6 Aprile 2009, il “Comitato familiari vittime della casa dello studente” e “309 martiri per la vita”. E il timore per rischi sismici è uno delle maggiori leve dell’opposizione a centrale e gasdotto. La Snam in questi anni ha ripetutamente affermato che i timori sarebbero infondati. Ma i comitati non si sono mai sentiti rassicurati. “Il nostro territorio ha il grado di sismicità più alto secondo la scala dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) – ha sottolineato in un’intervista Riccardo Verrocchi, storico attivista dei movimenti ambientalisti di Sulmona – e in Valle Peligna si stima che il prossimo terremoto supererà magnitudo 6.5. Costruire un mega impianto come questo, soprattutto dopo la recente esplosione nell’hub del gas di Baumgarten an der March, in Austria, che ha provocato un morto e decine di ferite” potrebbe esporre – continua Verrocchi – a forti rischi. Oltre che all’episodio austriaco i comitati citano vari episodi avvenuti in Italia negli ultimi anni. I comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, da sempre in prima linea nella mobilitazione, dopo il terremoto del 24 agosto 2004 ne elencarono alcuni: il 15 gennaio 2004 nella periferia di Montecilfone in Molise; l’11 febbraio 2010 a Tarsia in Calabria, per una frana; il 18 gennaio 2012 a Tresana in Toscana, per lavori di manutenzione; il 20 luglio 2013 a Sciara in Sicilia, forse a causa della condotta danneggiata; il 6 marzo 2015 a Mutignano di Pineto in Abruzzo, forse a causa di una condotta danneggiata; il 9 maggio 2015 a Roncade in Veneto, a causa di smottamenti del terreno; il 19 novembre 2015 a Ponte Presale di Sestino in Toscana, a causa di un cedimento strutturale della condotta.

L’8 maggio 2011, a L’Aquila, nel corso del Convegno nazionale “Gasdotto Rete Adriatica: perché sulla dorsale appenninica?”, il professor Alberto Pizzi, sismologo dell’Università di Chieti, ha evidenziato la pericolosità dell’opera per la “presenza delle faglie attive nell’area della dorsale appenninica interessata dal progetto del gasdotto che attraversa proprio la zona dove si verificano le massime accelerazioni al suolo”.

 

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