Malapolizia in Francia, l’affaire Benalla manda a picco Macron

Malapolizia in Francia, l’affaire Benalla manda a picco Macron

Ma chi è davvero Benalla? Mai così in basso la popolarità di Macron e delle sue riforme dopo lo scandalo del suo guardaspalle picchiatore di manifestanti

Chi è davvero Alexandre Benalla, il “gorilla” di Macron immortalato mentre pestava dei manifestanti, camuffato da poliziotto con tanto di casco e bracciale da flic, a Parigi il Primo Maggio?

Ecco il video che ha fatto scoppiare lo scandalo e le foto degli agenti in azione il Primo Maggio

Vediamo tutti i protagonisti del caso: Alexandre Benalla, VincentCrase, il suo inquietante socio in una non meglio definitaFédération française de la sécurité privée, PhilippeMizerski, la prefettura di polizia di Parigi (DOPC), la brigata anti-crimine. In un momento chiave dell’evento di Place de la Contrescarpe il CRS ha bloccato l’accesso al parco, ha chiuso i cancelli e ha proceduto a diverse centinaia di arresti eseguiti da altrettante guardie. Alcune persone sono ancora sotto processo, o saranno processate in autunno.
Alexandre Benalla ha partecipato alla catena di comando che ha portato a questa «operazione senza precedenti», come fu definita? E’ un guardaspalle, uno spione, un fascista? Forse le tre cose insieme, un cocktail in voga tra gli addetti del torbido mondo delle security, pubbliche o private. Bersagliato per i privilegi concessi a Benalla – dall’appartamento di lusso nel cuore di Parigi, fino alla berlina con gli equipaggiamenti della polizia o il lauto stipendio – in molti si chiedono cosa abbia spinto il presidente a coprire fino all’ultimo il fidato bodyguard. Fatto sta che Benalla è anche la causa del crollo di popolarità di Macron, un tonfo che oscura l’effetto “Bleus”. È quanto emerge dall’ultimo barometro Ipsos-Le Point, secondo cui il capo dello Stato ha perso quattro ulteriori punti di popolarità, raggiungendo il livello piu basso del quinquennato, equivalente al livello del settembre scorso. «Visti i risultati della nostra inchiesta, riteniamo che il caso abbia avuto un impatto sull’opinione», dice Laurène Boisson dell’istituto Ipsos, aggiungendo che «la clemenza estiva è stata spazzata via: sepolto l’effetto della vittoria ai Mondiali».
Dopo la sequenza euforica della Coppa del Mondo e la messa in scena di un presidente trionfante, come la squadra nazionale di calcio, Macron ha appena preso un brutto cartellino rosso con l’affaire Benalla.
Dal momento delle rivelazioni di Le Monde, tutto si collega: il profilo atipico di Benalla, la sua importanza nel dispositivo Macron, i suoi privilegi. Poi vengono le audizioni all’Assemblea nazionale del ministro degli Interni, del capo della Polizia, del Prefetto di Parigi. Il tutto in un assordante silenzio di Macron solitamente molto loquace sui social ma ormai muto da quattro giorni se non per un tweet di circostanza per solidarizzare con la Grecia che s’incendia.

Perché dietro lo scandalo che squarcia la cosiddetta “presidenza esemplare”, il capo dello stato deve affrontare la sua prima crisi politica. Già, la revisione del disegno di legge sulla riforma costituzionale, così cara a Macron, ha dovuto essere rinviata a dopo l’estate. E non c’è dubbio che il rafforzamento dell’iper-presidentializzazione sarà più difficile da inghiottire dopo l’affaire Benalla. Anche il ritorno della legge “Asilo-Immigrazione” all’Assemblea nazionale fra pochi giorni potrebbe causare disordine, poiché il Ministro degli interni Gérard Collomb è stato indebolito questo caso. E sarà difficile per l’Élysée farlo esplodere come una miccia sapendo che è al centro dell’apparato politico di “Macronie”. « Non c’è dubbio che questo indebolimento possa diventare un punto di appoggio per le molte battaglie da combattere a settembre. Di fronte alla violenza del governo, sia essa sociale o fisica, è ora di disarmare Macron!», si legge sul giornale dell’Npa.

Il gorilla di Macron e l’avvocato che ama le armi e i poliziotti violenti

Intanto sui media è comparso il nome dell’avvocato di Benalla. Si tratta di Laurent-Frank Liénard, una vecchia conoscenza per coloro che si occupano di contrasto alla repressione. E’ un avvocato che ha fatto carriera difendendo le violenze di polizia più indifendibili. In particolare a Nantes da dove un collettivo di controinformazione spiega che proprio Liénard ha seguito la causa di un gendarme che nel 2011 ha strappato l’occhio di un bambino di 9 anni a Mayotte, con un colpo di flash-Ball, un’arma a letalità attenuata che spara palle di gomma. È lui che ha difeso il poliziotto che ha mutilato un liceale a Nantes nel 2007, o ancora l’agente che ha accecato un manifestante a Montreuil nel 2009. Molto più recentemente, è lui che è appena stato incaricato del fascicolo del Crs che ha sparato a distanza ravvicinata e ucciso il giovane Aboubakar a Nantes all’inizio dell’estate. Liénard è il filo che collega le storie sanguinose di repressione e abusi di polizia celebre per i suoi metodi di guerriglia giudiziaria volta a destabilizzare il pubblico. Strenuo sostenitore della l’impunità generalizzata delle forze dell’ordine, Laurent Frank Liénard è anche un testimonial del porto d’armi generalizzato, piacerebbe a galantuomini come Salvini e Di Maio. Dopo aver sostenuto un maggiore armamento di poliziotti, vigili e vigilantes negli ultimi anni ha adottato una linea più dura, “all’americana”, invocando il porto d’armi esteso o addirittura generalizzato. Raccomandatissimo dai sindacati di estrema destra, il nostro difensore di eroi è autore di manuali pratico legali dedicati a poliziotti-killer. Inoltre è stato formatore del gruppo di intervento della Polizia Nazionale e istruttore di pistola taser, la stessa che Salvini sta facendo collaudare in 11 questure italiche. su Facebook, una foto lo mostra, fondina alla cintura, che scrive la dedica del suo libo sul cofano di una auto della polizia.

Cosa rischia Mister Sicurezza

«Sono sbalordito», è l’autodifesa di Benalla. In un comunicato diffuso attraverso i suoi avvocati, il gorilla del presidente Macron denuncia «l’uso mediatico e politico» della vicenda «per colpire la presidenza». In Place de la Contrescarpe lui voleva soltanto dare «man forte» agli agenti alle prese con i manifestanti, assicura, raccontando che aveva individuato due «soggetti particolarmente virulenti». E definendo la scelta una usa «iniziativa personale».

«La scelta di questo avvocato da parte di Benalla è una prova in più che quest’uomo non è certamente un consigliere ” impulsivo ” e ” isolato” che avrebbe agito male ma l’agente di una nuova forma di polizia politica, coperta e assunta al più alto vertice dello stato», spiegano gli attivisti di Nantes.

Per ora Benalla se l’è cavata con quindici giorni di sospensione ma un’inchiesta dovrà scoprire perché ha indossato la fascia al braccio questo 1 ° maggio, e un casco di polizia, per prendere parte a una delle frequenti mattanze di manifestanti che costellano l’epoca Macron. Per il capo d’accusa la pena varia a seconda della gravità della violenza, se ha causato una totale incapacità di lavorare o meno, da 3 a 7 anni di carcere e da 45mila a 100mila euro.

E Macron non parla ma la sua popolarità va a picco

Il cerchio si stringe, dunque, sull’Eliseo e sono sempre più numerosi a chiedere un intervento diretto di Emmanuel Macron. A quasi una settimana dalle rivelazioni del quotidiano Le Monde su Alexandre Benalla, l’ex bodyguard e collaboratore del presidente indagato per le violenze del primo maggio a Parigi, continuano a piovere accuse sulle responsabilità del Palazzo presidenziale, mentre l’80% dei francesi – secondo un sondaggio diffuso da BFM-TV – si dice «scioccato» per il caso che scuote la République e il 75% invoca una dichiarazione pubblica del capo dello Stato, rimasto da giorni in un imbarazzato silenzio. Nel pieno della bufera, il governo cerca di correre ai ripari. «Una deriva individuale non può diventare un affare di Stato», tuona il premier Edouard Philippe, messo alle strette durante un infuocato question time in parlamento. Interrogato dalla commissione d’inchiesta dell’Assemblée Nationale, il capo di gabinetto di Macron (e superiore gerarchico di Benalla), Patrick Strzoda, ha detto di «assumersi» le proprie responsabilità cercando per quanto possibile di difendere il suo operato. In molti lo indicano come il possibile ‘fusibile’ che rischia di saltare in questo pazzo luglio francese passato in poche ore dall’entusiasmo della vittoria ai Mondiali alla peggiore crisi del quinquennato. Attraverso il suo legale, l’ex ‘Mr Sicurezza’ di Macron indagato per violenze denuncia «l’isteria collettiva» e fa sapere che presto si «esprimerà pubblicamente». Ma l’opposizione insorge. I deputati dei Républicains presenteranno una mozione di censura, ovvero di sfiducia, contro il governo, una prima assoluta dall’inizio dell’era Macron. «Il governo ha fallito», tuona il capogruppo neogollista Christian Jacob. Il gruppo de ‘La France Insoumise’ del tribuno della gauche alternativa Jean-Luc Mélenchon potrebbe votare quella mozione.

Stamattina è arrivata la rettifica di Alain Gibelin, il responsabile della polizia di Parigi che ieri, in audizione presso la commissione d’inchiesta del Parlamento, aveva gettato un’ennesima ombra sulla credibilità dell’Eliseo. Rispondendo alle domande di Marine Le Pen (Rassemblement National), Gibelin disse di aver incrociato il ventiseienne in diverse riunioni sulla sicurezza tra il 4 e il 19 maggio, quando cioè – secondo l’Eliseo – era stato sospeso per i fatti in Place de la Contrescarpe. Una ‘versione’ seccamente respinta dalla presidenza. Stamattina però Gibelin ha fatto retromarcia inviando una lettera al presidente della commissione, Yael Braun-Pivet, per dire che aveva capito male la domanda. Intanto, dopo cinque giorni di mutismo sui social, Macron – che dall’inizio dello scandalo non è praticamente più apparso in pubblico ed ha annullato la sua visita al Tour de France.

#AlexandreBenalla #VincentCrase #PhilippeMizerski

 

 

 

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1 Comment

  1. Lu

    La polizia deve fare la polizia, non il Lago dei cigni. Il problema dei francesi non è l’eccesso di aggressività, ma l’incapacità: sono rincretiniti e malamente addestrati, in tutta la storia della polizia italiana non è mai stato estirpato “per sbaglio” l’occhio a un bambino di nove anni.
    La verità è che i corpi di polizia italiana sputano in testa a tutti, e che i francesi sono delle macchiette, tanto in politica quanto nella difesa.
    E che macron è un pupazzetto ridicolo che da un pezzo si è smontato da sé, e questo è solo un accomodante pretesto per giustificare il falllimento della buffonata che stanno portando avanti con gente come lui.

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