mercoledì 22 Maggio 2019

«Mio fratello Peppino era comunista, che c’entrano gli alleati dei fascisti?»

«Mio fratello Peppino era comunista, che c’entrano gli alleati dei fascisti?»

Perché Giovanni Impastato ha cacciato i pentastellati dal corteo in memoria di suo fratello Peppino, militante di Dp ucciso dalla mafia

Non si può essere tutto e il suo contrario: casta e antipolitica, né di destra né di sinistra, ambientalisti e filo Tap, per l’acqua pubblica e amministrare Acea Spa, soprattutto essere antimafia o antifascisti o antirazzisti e governare con la Lega e Salvini. Per questo Giovanni Impastato ha cacciato alcuni alti papaveri pentastellati dal corteo che ricordava suo fratello Peppino. Un corteo lunghissimo, circa diecimila persone. E, in mezzo, un gruppetto di attivisti 5Stelle con in testa due parlamentari nazionali e una regionale. Per il fratello del militante di Democrazia Proletaria ucciso dalla mafia 41 anni fa è intollerabile. «Sono al governo con i fascisti e lì tra noi non potevamo starci».

«Prima gliel’ho chiesto, poi li ho proprio buttati fuori di peso», spiega. Poco prima aveva saputo che il gruppetto di esponenti 5Stelle era andato al cimitero in cui è sepolto Peppino, il giovane che, da Radio Aut, sfidava il boss di Cinisi Tano Badalamenti, «Tano Seduto». «Sono venuti con le telecamere, sono andati al cimitero per farsi fotografare. E’ scandaloso», racconta. Così dopo aver chiesto al gruppetto di allontanarsi, Impastato ha chiamato la Digos, che gli ha risposto di non poter intervenire. «A quel punto li ho buttati fuori di peso perché il nostro è un corteo molto politicizzato e non si dovevano presentare».

Con gli attivisti c’erano la deputata del M5s Piera Aiello, ex testimone di giustizia, il senatore Michele Giarrusso, entrambi componenti dell’Antimafia, e la deputata regionale Roberta Schillaci. «Mi spiace per Piera Aiello, che è una donna coraggiosa e con una storia alle spalle – dice Impastato – ma non dovrebbe farsi strumentalizzare da questi farabutti». Della coerenza Peppino Impastato aveva fatto una religione. «Mio fratello era un comunista, che c’entrano con lui gli alleati dei fascisti?», ripete Giovanni. Peppino venne ucciso il 9 maggio ’78. Le indagini vennero depistate dai carabinieri che dissero che Peppino fosse esploso su un ordigno che stava fabbricando. La stampa per bene scrisse sotto dettatura. Il corteo in sua memoria ieri è partito dalla sede di Radio Aut a Terrasini ed è arrivato alla Casa memoria intitolata al militante di Democrazia proletaria e alla madre Felicia, una donna che si è battuta tutta la vita per conoscere gli assassini del figlio. Felicia è morta nel 2004, due anni dopo la condanna all’ergastolo del boss Tano Badalamenti come mandante dell’omicidio.

La Sinistra, all’interno della quale militano tantissimi dei compagni di allora di Peppino, era in piazza con le sue bandiere rosse, col segretario nazionale di Rifondazione Maurizio Acerbo, i candidati Corradino Mineo e Matteo Iannitti e il deputato di SI Erasmo Palazzotto.

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