Nicoletta era ovunque! 15mila No Tav a Torino

Nicoletta era ovunque! 15mila No Tav a Torino

Torino, il corteo nazionale No Tav per l’amnistia sociale. Nicoletta Dosio: «Le nostre imputazioni sono i nostri meriti»

foto di Maria Vasile

«L’unica colpa imputabile al Movimento No Tav è un grande merito: veder chiaro nella notte, l’agire di conseguenza. Le nostre imputazioni sono i nostri meriti per questo ho deciso di non piegarmi al tribunale che mi condanna, di non chiedere sconti di sorta, la mia carcerazione non è che l’atto finale sancito sancito dai tre livelli di giudizio che hanno derubricato a reato una giusta e doverosa protesta sociale». Nicoletta Dosio interviene al corteo sebbene in forma di lettera che viene letta in Piazza Castello all’arrivo dei manifestanti. «Non c’è più tempo bisogna agire, qui e ora per evitare la catastrofe sociale e ambientale. E’ il momento di essere lucidi e irriducibili, di mettere in pratica il coraggio e la tenerezza che abbiamo imparato nei giorni indimenticabili della libera repubblica della Maddalena, un’esperienza che ci ha creato legami indissolubili da ogni parte del Paese, anzi del mondo».

foto di Maria Vasile

«Chi ha provocato il crollo del ponte Morandi è libero, Nicoletta invece è in carcere per avere tenuto in mano uno striscione». E’ Dana, attivista No Tav, a sintetizzare, speakerando nel corso del corteo No Tav a Torino per la libertà di Nicoletta e degli altri e le altre detenuti per reati legati al conflitto sociale. Nicoletta Dosio, 73 anni, è la «prigioniera politica di Conte, Zingaretti, Di Maio e Salvini, uniti dalla pervicacia nel perseguire un progetto come il Tav che non ha alcuna utilità, interessa solo alle mafie e distruggerebbe la Valle», ha detto Sinistra Anticapitalista, una delle organizzazioni politiche a sfilare in corteo. «Nicoletta è emozionata per questa manifestazione e noi siamo qui per lei e per tutti coloro che nel paese lottano e vengono arrestati solo perché cercano di migliorare le condizioni della loro vita», ha poi aggiunto. Alla manifestazione nazionale a cui partecipano alcune migliaia di persone, sono presenti anche osservatori di Amnesty International e delegazioni di tutte le soggettività della sinistra sindacale, sociale e politica. Durante la marcia di tanto in tanto vengono scanditi slogan come “Nicoletta non teme la galera perché è una partigiana generosa e fiera”.

L’appuntamento era in Piazza Statuto alle 13,30, in migliaia da mezza Italia hanno risposto all’appello dopo una miriade di iniziative locali sin dal momento dell’arresto della militante storica contro l’alta velocità che è anche dirigente nazionale di Pap.

foto di Maria Vasile

Orgoglio è la parola giusta

«Orgoglio è il termine giusto da utilizzare per descrivere la manifestazione di oggi – diranno alla fine i promotori – come quello di Nicoletta, che ha deciso di andare fino in fondo alla nostra battaglia, e come quello di tutti e tutte noi che oggi abbiamo sfilato nel centro di Torino. Orgogliosi di essere notav, di stare dalla parte giusta, di essere partigiani e partigiane in un mondo troppo abituato a non schierarsi e a fare finta di niente. Tanti giovani, tanti nuovi bambini nei passeggini, i sindaci, le nonne notav e tanti altri hanno arricchito il corteo di determinazione e speranza. La presenza di Nicoletta era ovunque, dai cartelli e agli striscioni, e sopratutto nella manifestazione per la libertà che ha portato oggi più di 15000 persone a sfilare nelle vie di un centro cittadino riscaldato anche dal sole. Abbiamo letto la lettera di Nicoletta e quella di Luca, insieme ai tanti interventi che hanno caratterizzato la giornata, contro il Tav e contro la repressione che ci vorrebbe spaventare tutti, facendoci stare a casa. Quella repressione goffa e indecente che ha fatto si che arrivassimo a Torino con gli articoli sui giornali che parlavano della scelta del procuratore di far chiudere il palazzo di giustizia di Torino, non per vergogna come dovrebbe essere, ma per problemi di ordine pubblico. Ma si sa, ognuno cerca i suoi 5 minuti di celebrità. Insomma i soliti notav sporchi e cattivi ancora una volta hanno dimostrato cosa significhi essere un movimento popolare, una comunità in lotta che non lascia solo nessuno, nemmeno quando si trova dentro ad una cella».

Una manifestazione convocata dunque  per denunciare l’accanimento giudiziario e la repressione contro il movimento No Tav. Il pg Saluzzo ha voluto chiudere il Tribunale, cosa che non era mai successa, e a molti è parsa una provocazione sulla scia di una sorta di strategia della tensione. «Per motivi di sicurezza si dispone la chiusura al pubblico degli uffici del Palazzo di Giustizia Bruno Caccia e del complesso Le Nuove per l’intera giornata di sabato 11/01/2020», recita il cartello, a firma del procuratore generale, Francesco Saluzzo, comparso questa mattina sulla cancellata del Palagiustizia torinese.

foto di Maria Vasile

L’amnistia sociale è una delle parole d’ordine, sollevata dalla stessa Nicoletta – che non ha chiesto di accedere a pene alternative e rifiutato l’ipotesi di una domanda di grazia – in uno dei suoi messaggi dal carcere delle Vallette. «Questo governo che si dice della discontinuità dovrebbe dare un segnale abrogando i decreti sicurezza e promuovendo un’amnistia per i reati sociali», commenta il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo dallo spezzone Prc del corteo. «In Italia – ha aggiunto – c’è un quadro normativo ereditato dal fascismo che porta tanti attivisti a subire provvedimenti di vario genere e che è stato inasprito dagli ultimi governi. Una situazione quella di Nicoletta Dosio che non riguarda solo i No Tav, ma anche i pastori sardi, comitati di cittadini e lavoratori in tutta Italia. È necessario l’amnistia per i reati sociali». Una posizione che ricalca quelle di gran parte del circuito di attivazione e solidarietà che è sceso in piazza. Il Prc, tramite il vicepresidente della Sinistra Europea Paolo Ferrero, oggi a Berlino per un incontro della Sinistra Europea, si è attivato per una iniziativa a livello di parlamento europeo perché sia ridata libertà a tutti i notav.

«Serve una amnistia per i No Tav in carcere e per tutte le lotte sociali. Serve una grande chiarezza in Parlamento sul fatto che non si possono rinchiudere le idee dietro le sbarre», dice anche il senatore Pd Tommaso Cerno a margine del corteo ma il leader a cui si appella, Zingaretti, come primo atto del suo mandato da segretario è sceso in campo a fianco delle madamin e dello schieramento oltranzista del partito opposto, quella che preferisce la devastazione delle grandi opere alla democrazia partecipata e alla difesa dei beni comuni. E’ il Pd – suo il famigerato Sblocca Italia – il partner più affidabile per le filiere più o meno opache del cemento e dell’asfalto. E del Pd è anche l’ex parlamentare Stefano Esposito, campione del Si Tav e primo artefice di una proposta di legge che voleva equiparare il reato di blocco stradale a quello di sequestro di persona, come avrebbe messo nero su bianco Salvini e come avrebbero votato come un sol’uomo i cinque stelle. Una parte dei decreti sicurezza che il Pd al governo non sembra intenzionato a ritoccare.

foto di Maria Vasile

Le ragioni di Nicoletta

E’ dal 30 dicembre che Nicoletta si trova in carcere, dal 18 Giorgio e Mattia. Qualche mese prima era toccato a Luca che dovrà usufruire del regime di semilibertà con fortissime restrizioni. Contro il Movimento No Tav da anni decine di processi, centinaia di indagati e condannati, anni di galera, misure di prevenzione, fogli di via, sospensioni della patente per “mancanza dei requisiti morali” stabiliti dalla questura, dalla procura e dal tribunale di Torino per provare a sfiancare il più longevo movimento territoriale contro le grandi e nocive opere. Un articolo sul settimanale Left di questa settimana fa il punto sulla tossicità del mix codice Rocco-decreti Minniti e Salvini per la tenuta dell’agibilità democratica. Per Nicoletta e altri 11 notav, le condanne sono altissime a fronte di richieste ancora più esagerate, senza benefici e nella maggior parte solo per aver tenuto uno striscione o parlato ad un megafono.

«A breve – dicono i promotori del corteo – si potrebbero aprire le porte del carcere per gli altri No Tav ed è per questo che Nicoletta ha fatto questa scelta, dura, consapevole e coraggiosa per togliere il velo ad un sistema marcio, forte con i deboli e accondiscendente con i forti, dove la legalità non è giustizia. Il Tav lo vogliono solo più la mafia e lo stato e non è un caso che le ultime inchieste svelino come le mafie, tramite la politica, dicano “di continuare con i lavori del Tav”, un sistema collaudato evidentemente per scambi di potere e favori».

Semiliberi di essere NO TAV

Anche Luca Abbà, «semilibero di essere NO TAV», ha spedito un saluto ai suoi compagni in marcia a Torino: «Abbiamo già vissuto, negli anni, diverse fasi difficili, entusiasmanti e anche drammatiche. Ora, il tentativo di depotenziare l’opposizione a questo infame progetto si sta sviluppando con forme di carcerazione e misure repressive sempre più vessatorie e restrittive. Occorre come non mai serrare i ranghi e inventarsi nuove forme di lotta e partecipazione. La fantasia e l’originalità ha spesso caratterizzato il nostro agire così come abbiamo dimostrato che la disobbedienza alle imposizioni ingiuste è una virtù da coltivare. Noi detenuti NO TAV, non faremo mancare il nostro contributo e crediamo che la nostra condizione possa essere da stimolo per tutti e tutte a rinnovare l’impegno a immaginare e praticare, da subito, il mondo diverso, libero e giusto che sappiamo possibile. Le assurde condizioni detentive a cui siamo sottoposti, e che presto arriveranno per altri attivisti, hanno messo a nudo il vero volto del potere e della giustizia. Al contempo ci danno la possibilità e la necessità di batterci per liberare le persone e i territori dalla morsa oppressiva e ingorda del perverso sistema capitalista che sta portando il pianeta al collasso».

Intanto, alla vigilia della manifestazione Giorgio e Mattia sono usciti dal carcere per scontare ai domiciliari la loro detenzione relativa a un altro procedimento, quello riguardante i fatti del G7 a Venaria del 2017. «Il teorema persecutorio imbastito dalla Procura e dalla Questura di Torino nei loro confronti, non ha retto alla prova del riesame – si legge sul sito del movimento – non solo, i giudici hanno ritenuto che non fosse necessaria alcuna misura cautelare meno restrittiva per questo procedimento. Aspettiamo le motivazioni del riesame, ma presumiamo che questa scelta derivi dal fatto che non hanno riscontrato indizi di colpevolezza sufficienti a giustificarle».

La vicenda da cui è scaturito il solito «pacco», a giudizio del movimento, inizia il 27 luglio, durante il Festival Alta Felicità, quando 15mila persone manifestano per rispondere alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte che, dopo aver tergiversato per tempo e tradendo una promessa storica del suo schieramento, ha annunciato che i lavori per il tunnel della Torino-Lione sarebbero andati avanti. Il movimento aveva annunciato pubblicamente che sarebbe giunto fino in Clarea violando la zona rossa per mostrare ai partecipanti al festival e alla manifestazione la devastazione provocata dalla grande opera inutile. I No Tav hanno collettivamente mantenuto la promessa attraversando la zona rossa e abbattendo il cancello montato dalla polizia sul sentiero che impediva l’accesso alla Val Clarea. Poco prima di natale 16 attivisti No Tav vengono fermati, le loro case perquisite e si vedono affibbiate diverse misure cautelari (per lo più divieti di dimora dai comuni della valle e obblighi di firma). Per Giorgio e Mattia invece si spalancano le porte del carcere con l’accusa di essere i registi delle azioni della giornata sulla base di «un po’ di frasi decontestualizzate che qualunque partecipante a quel corteo avrebbe potuto dire, per cercare di dimostrare la loro colpevolezza». Tre settimane in cella e titoloni compiaciuti dei giornali Yes Tav. Nella conferenza stampa in questura in occasione degli arresti la polizia aveva annunciato che “non sarebbe finita qui” facendo supporre un secondo troncone dell’operazione.

il numero di Left con l’articolo sulle ragioni di Nicoletta e un suo messaggio dalle Vallette

Ecco, infine, il testo integrale della lettera di Nicoletta:

Care Compagne e Compagni,

le vostre voci che in questi giorni sono giunte fino a me, portate dall’allegro scoppiettio dei fuochi d’artificio, e che entrano ogni giorno nella mia cella con lettere e telegrammi, sono il segno che il Movimento NoTav non lascia solo nessuno, che il “si parte e si torna insieme” non è soltanto un efficace slogan, ma un grido reale di lotta generosa e fraterna.

Quelle cascate di stelle multicolori nella notte di Capodanno, alte sulle mura del carcere, erano un ponte capace di legare a voi non solo me, ma Giorgio, Mattia, Luca e anche Turi, geograficamente lontano, ma vicino nella bellezza e nella verità delle ragioni che ci accomunano.

E ho sentito più che mai vicine le nostre ragazze e i nostri ragazzi rinchiuse nel carcere domestico, i tanti che non possono tornare in Valle o percorrerla a causa dei fogli di via, i costretti alla firma quotidiana, i sottoposti a sorveglianza speciale, i multati con salate sanzioni pecuniarie…

Anche le altre detenute stavano alla finestra, consapevoli che quel saluto luminoso era anche per loro, da parte di una collettività solidale di cui cominciano a chiedermi e imparano a conoscerne la storia e le ragioni.

Sappiamo che non c’è più tempo. Bisogna agire qui e ora per evitare la catastrofe sociale e ambientale, “ridestando i morti e ricostituendo l’infranto” che la follia del capitale lascia dietro di sé “nella quotidiana dimostrazione e saccheggio che esso chiama “progresso”.

È il momento di essere lucidi e irriducibili, di mettere in pratica il coraggio e la tenerezza che abbiamo imparato nei giorni indimenticabili delle Libera Repubblica della Maddalena, un’esperienza che ci ha creato legami indissolubili da ogni parte del Paese, anzi, del mondo.

La solidarietà che può salvarci è quella che sa farsi coscienza critica, ribellione attiva al sistema di cui la mia vicenda non è che la cartina di tornasole: il tribunale che impugna le bilance della legge è l’altra faccia della guerra all’uomo e alla natura.

Quella guerreggiata con le armi contro i “popoli di troppo”, con le ruspe contro i territori destinati ad essere corridoi di traffico per merci, capitali, grandi sporchi interessi; con la guerra tra poveri contro la solidarietà che fa vivere con manganelli, lacrimogeni e manette contro le popolazioni che, in nome del diritto alla vita e all’autodeterminazione, alzano le barricate della resistenza e del conflitto.

In realtà l’unica colpa imputabile al Movimento No Tav è un grande merito: “veder chiaro nella notte” l’agire di conseguenza.

Le nostre imputazioni sono i nostri meriti: per questo ho deciso di non piegarmi al tribunale che mi condanna, di non chiedere sconti di sorta. La mia carcerazione non è che l’atto finale, sancito dai tre livelli di giudizio che hanno derubricato a reato una giusta e doverosa protesta sociale, decretando anni di carcere non solo a me, ma a ragazze e ragazzi, i migliori dei nostri giovani.

Ora, chiusa in questa cella, tocco con mano l’ingiustizia e l’inutilità del carcere, la cui unica vera funzione è quella del controllo sociale, sugli ultimi, su chi non ha voce.

Non può venire riscatto dalla vendetta, dalla “pena” che proprio in quanto tale, non ha alcuna funzione educativa.

Qui tutto è pena, deprivazione di diritti, irrazionalità, tanto più sviante, quanto più subdola: un mondo al contrario in cui si vaga nel vuoto.

Il popolo incarcerato sogna l’amnistia: ne discutono continuamente, chiedono notizie, parlano del bisogno di casa, di lavoro, indispensabile comprovante della libertà. Vi è la giustizia sociale la vera alternativa al carcere, l’unica prevenzione veramente efficace… il resto sono buone, inutili intenzioni: poco più che parole al vento della prepotenza di sempre.

La salvezza sta nel conflitto comune di noi oppressi contro l’oppressore di sempre.

Con amore,

Nicoletta

 

 

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