Virus e bambini: cinque domande impertinenti

Virus e bambini: cinque domande impertinenti

Con la pandemia, abbiamo compreso il diritto alla salute. Quando comprenderemo anche il diritto all’istruzione e alla socialità dei bambini? (Marco Bersani)

1. E’ ormai accertato che il virus è arrivato in Italia almeno da dicembre. Da allora all’inizio del lockdown nessun focolaio si è sviluppato dentro una scuola, nonstante i bambini scorazzassero avanti e indietro, giocassero, si abbracciassero e mangiassero assieme. Tutti i focolai si sono sviluppati dentro gli ospedali, le fabbriche, le residenze per anziani. Qualcuno è in grado di dire perchè l’apertura delle scuole continua ad essere considerata il male assoluto?

2. Si era detto che la chiusura delle scuole era necessaria per evitare di movimentare milioni di adulti, che sarebbero usciti per accompagnare i bambini. Bene, ma dal 4 maggio quei milioni di adulti sono stati movimentati dai loro datori di lavoro che li hanno costretti ad uscire per andare al lavoro. Perché dunque i bambini sono costretti a casa, se gli adulti, che non bisognava far uscire, oggi sono già tutti usciti per supremo obbligo imposto dalle imprese?

3. Si è allora detto che i bambini devono comunque rimanere a casa perché metterebbero a rischio la salute degli adulti che lavorano nella scuola. Ma le percentuali di contagio dei bambini sono vicine allo zero assoluto. Di conseguenza, sono più a rischio gli adulti che lavorano con i bambini o gli adulti che lavorano in mezzo ad altri adulti?

4. Non avendo ulteriori argomentazioni si è allora giocata l’ultima carta:  i virologi, che sconsigliano l’apertura delle scuole. I virologi sono (quasi tutte) persone serie ma, come scriveva Nietsche nel meraviglioso“Così parlò Zarathustra”, il dottore dell’orecchio, quando ha di fronte una persona, vede un orecchio; così il virologo, quando ha di fronte una persona, vede solo presenza/assenza di virus. La persona – e la sua salute – è molto di più di un orecchio e il benessere di un bambino è molto, molto di più che la presenza/assenza di un virus. Qui la domanda ultima e definitiva è questa: perché si possono avviare le attività produttive anche in regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) che sono ben lontane dalla fase due e i bambini del Molise (una regione che, tutta assieme, ha avuto un numero di contagi pari a quella di un condominio di Bergamo*) non sanno ancora una data certa di rientro nella scuola? 

5. Con la pandemia, tutt* abbiamo compreso l’incomprimibile diritto alla salute. Quando comprenderemo anche l’incomprimbile diritto all’istruzione e alla socialità di otto milioni di minorenni?

abbracci furibondi

*e con un numero un numero di contagi pari a quello di un condominio di Bergamo, da due mesi non ha diritto alle cure, essendo interdetti in tutto il territorio regionale tutte le attività non oncologiche e di dialisi, nota di Marcella Stumpo

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