2 giugno, non sia un paese per repubblichini

2 giugno, non sia un paese per repubblichini

Non lasciamo il 2 giugno alla destra. Appello per manifestazione a Roma, il 2 giugno dalle 10 alle 13 in Piazzale Tiburtino 

La mancanza di memoria storica delle destre italiane è pari al loro disprezzo per la Costituzione e per i diritti dei lavoratori e delle classi subalterne. Infatti la gran parte dei nonni politici di Fratelli d’Italia e della Lega, così come gli antenati di Forza Italia, non avevano granché simpatia per la Repubblica, tanto più se democratica e fondata sul lavoro. L’unica repubblica che avevano conosciuto era lo stato fantoccio del Reich, la repubblica sociale con cui Mussolini contribuì all’Olocausto e l’unica che vorrebbero adesso è una repubblica presidenziale con “pieni poteri” per l’uomo solo al comando. Per cui è tanto più grottesco che vogliano occupare la scena politica e la bolla mediatica proprio il 2 giugno, anniversario della vittoria referendaria che sancì la nascita della Repubblica nata dalla Resistenza. «Si trattò di una vittoria delle forze che avevano animato la Resistenza che, dopo la Liberazione dal nazifascismo, con il voto popolare – per la prima volta a suffragio universale – chiudevano i conti con la monarchia che dell’ascesa di Mussolini e dei suoi crimini era stata complice. Si trattò in particolare di una vittoria del movimento operaio, dei socialisti, dei comunisti, degli azionisti, dei cattolici democratici sulle forze conservatrici e reazionarie», si legge nella chiamata a scendere in piazza il 2 giugno a Roma dalle 10 alle 13 in Piazzale Tiburtino (San Lorenzo).

«Si trattò in particolare di una vittoria del movimento operaio, dei socialisti, dei comunisti, degli azionisti, dei cattolici democratici sulle forze conservatrici e reazionarie. I partiti della destra hanno annunciato che il 2 giugno manifesteranno a Roma e in tutta Italia – continua l’appello promosso da alcuni soggetti della sinistra politica e sociale – parliamo di una destra che non è erede dei repubblicani ma dei repubblichini, che non rinuncia a una sempre meno mascherata apologia del ventennio e che continua a delegittimare la memoria dell’antifascismo e della Resistenza. Una destra che sventola ipocritamente il tricolore ma propone, con l’autonomia differenziata, di fare a pezzi il paese e l’uguaglianza dei diritti delle cittadine e dei cittadini. Una destra il cui nazionalismo si traduce in ossessiva propaganda xenofoba e razzista ma che tace di fronte alle grandi imprese che spostano le sedi legali all’estero e alle bombe nucleari in Italia. Una destra che stravolgerebbe la Costituzione con il presidenzialismo autoritario. Il paradosso che sia questa destra, sempre più schierata con ogni potere forte, dagli USA a Confindustria alla sanità privata, a monopolizzare il malcontento popolare, nasce anche dalla rinuncia alla critica e all’opposizione nei confronti del governo che è diventata atteggiamento assai diffuso a sinistra. In questi mesi di emergenza la voce di Confindustria con la sua prepotenza – grazie alla subalternità di governo e opposizione di destra – ha dominato il dibattito pubblico e, soprattutto, ha condizionato negativamente le scelte di governo, Parlamento e Regioni. È ora di dire basta e di riportare nelle strade, con l’attenzione dovuta rispetto al contagio, la voce di lavoratrici e lavoratori». Per una volta non ci sarà la parata militare, a celebrare le glorie delle incostituzionali missioni di “pace” calpestando l’articolo 11 del ripudio della guerra, la piazza potrebbe riempirsi delle voci dell’opposizione a partire «dal no a qualsiasi proposta di autonomia differenziata», spiega la convocazione del presidio di S.Lorenzo (in calce le adesioni).

«Durante l’emergenza Covid19 si è reso manifestamente evidente il disastro della regionalizzazione della sanità», ricorda la chiamata citando l’articolo 5 della Costituzione – «la Repubblica è “una e indivisibile”, ma è stata fatta a pezzi da “riforme” sciagurate come la modifica del Titolo V». Taglio delle spese militari, «perché ci indigna che si sprechino i soldi per gli F35 mentre non si riescono a fare i tamponi», risorse adeguate per la sanità, la scuola, l’università e la ricerca pubbliche, la cultura, un reddito per tutte e tutti, una soluzione all’emergenza affitti: una piattaforma costruita sull’idea «che questa crisi non la paghino le classi popolari ma che siano tassate le grandi ricchezze e l’imposizione fiscale divenga realmente progressiva come vorrebbe la Costituzione», per dire no alle politiche neoliberiste ed esprimere «le mille ragioni di un’opposizione che si riconosce nei valori di solidarietà, giustizia sociale, libertà che ispirarono la Resistenza e l’antifascismo».

Prime adesioni: Coordinamento romano per il ritiro di ogni autonomia differenziata, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Unione Inquilini, Sinistra Anticapitalista, Associazione per la Scuola della Repubblica, Partito comunista italiano, LIP Scuola, Associazione”Per la Sinistra Per un’altra Europa”, Forum per il diritto alla salute del Lazio, collettivo Giulio Maccacaro, Partito del Sud, La Roma che vogliamo, associazione Futura Umanità, Marco Bersani, Patrizia Sentinelli, Roberto Musacchio, Francesca Fornario, Raul Mordenti, Antonia Sani (WILPF), Paolo Pietrangeli, Simonetta Venturini, Andrea Del Monaco, Paolo Berdini.

per adesioni:  vitomel.rifondazione@autistici.org

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