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George Floyd, agente condannato ma la polizia uccide ancora

Derek Chauvin condannato per l’omicidio di George Floyd a Minneapolis, ma in Ohio un agente uccide una ragazza   

Centinaia di persone erano radunate davanti al tribunale di Minneapolis in attesa del verdetto su Derek Chauvin per la morte di George Floyd. Un episodio di malapolizia con analogie impressionanti con quanto avvenuto in Italia a Riccardo Magherini o Federico Aldrovandi. Molti manifestanti agitano i cartelli Black Lives Matter e l’allerta è massima in tutta la città. La giuria del processo per l’omicidio di George Floyd ha raggiunto il verdetto. Lo riferiscono i media americani, spiegando che quel verdetto sarà letto tra le 22.30 e le 23 ora italiana. A quell’ora, in Ohio, gli agenti di Columbus, in Ohio, hanno sparato, uccidendola, a Makiyah Bryant aveva 15 anni e sembra che il coltello che brandiva durante una lite in una struttura per minori l’avesse già gettato a terra. La sua morte è avvenuta 20 minuti prima del verdetto riguardante la morte di George Floyd. Intanto, la folla che a Minneapolis attendeva il verdetto del processo Floyd ha accolto la condanna per tutti e tre i capi di imputazione con entusiasmo, applausi e cori. Scene analoghe in molte altre città americane. Joe Biden ha riprogrammato l’intervento che avrebbe dovuto tenere a breve sull’American Jobs plan dopo l’annuncio sull’imminente verdetto del processo per la morte di George Floyd. Lo riferisce la Casa Bianca

L’America bianca, atterrita dal protagonismo di Black Lives Matter, tira un sospiro di sollievo. È una punizione esemplare quella inflitta a Derek Chauvin, l’ex agente di polizia che il 25 maggio del 2020 ha provocato la morte di George Floyd, il 46enne afroamericano divenuto icona del movimento BLM. La giuria, dopo dieci ore di camera di consiglio ha condannato l’ex poliziotto per omicidio, ritenendolo colpevole per tutti e tre i capi di accusa, compreso quello più grave di omicidio colposo preterintenzionale. La lettura del verdetto da parte del giudice è stata accolta da un’ovazione e dalle scene di esultanza da parte delle centinaia e centinaia di persone radunatesi davanti alla sede del tribunale di Minneapolis in attesa della decisione. E la tensione si è subito sciolta in un grande applauso e in urla di gioia. Sembrano scongiurati dunque i rischi di disordini, non solo a Minneapolis ma anche in diverse altre città americane. E la grande paura si è presto trasformata in una grande festa, da Minneapolis a Times Square, da Washington a Los Angeles e Chicago.

Impietrito in aula Derek Chauvin, che ha ascoltato il verdetto accanto al suo avvocato e che ora rischia fino a 40 anni di carcere. Anche se con le attenuanti e per l’assenza di precedenti la pena potrebbe essere più leggera. Per conoscere la sua entità bisognerà probabilmente attendere diverse settimane, forse otto. Intanto l’ex agente va in cella, dopo essere rimasto finora a piede libero su pagamenti di cauzione. Così Chauvin ha lasciato l’aula del tribunale in manette. Il verdetto rappresenta una pietra miliare nella lunga storia di battaglie contro la violenza della polizia americana, che continua a esercitare la propria vocazione classista, razzista e omicida soprattutto nei confronti dei settori più poveri e marginali della comunità afroamericana ed ispanica, ed è destinata a creare un precedente storico anche in vista di tanti altri processi. Senza contare che la decisione odierna potrebbe accelerare una riforma della polizia, una casta costosissima, a livello federale e a livello locale, attesa da troppo tempo negli Stati Uniti. Negli ultimi giorni forte è stato il timore della Casa Bianca che un verdetto non accettato dalla comunità afroamericana potesse provocare una vera e propria ondata di proteste e una rivolta a livello nazionale. Nelle ultime ore che hanno preceduto il verdetto Biden si era spinto a definire «schiaccianti» le prove emerse durante il processo. Ed aveva telefonato alla famiglia Floyd per testimoniare la sua vicinanza e la sua comprensione di fronte alla perdita del loro caro. Per il legale della famiglia Floyd «il verdetto rappresenta una svolta storica».

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