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Genova, vent’anni dopo: da dove si ricomincia? L’assemblea in diretta

Genova, domani 20 luglio tutti in piazza Alimonda. Oggi l’assemblea nazionale dei movimenti

Domani, 20 luglio torneremo in tanti a Piazza Alimonda, Popoff in nove anni di vita non ha mai saltato l’appuntamento e, nella vita precendente, i soci di Popoff erano tutti lì come militanti e come giornalisti nelle strade della protesta, nei luoghi della discussione, nei processi contro gli abusi e le torture, negli spazi reali e virtuali della memoria.

Questo il link per assistere in diretta all’assemblea 

Oggi, intanto, le iniziative del ventennale entrano nel vivo con l’assemblea nazionale in piazza Matteotti, attrezzata con una tensostruttura e un mega schermo (non è necessaria prenotazione per partecipare, dalle 14.30 alle 21). Prima, dopo e durante, in vari punti della città continuano le iniziative culturali e di riflessione politica sulla memoria e l’urgenza di un’altro mondo possibile. A vent’anni dal G8 del 2001, organizzazioni sociali nazionali e internazionali, attiviste e attivisti di tutto il mondo sono tornati a Genova, in risposta alla chiamata della rete “Genova 2021: voi la malattia, noi la cura”.

All’assemblea nazionale del 19 pomeriggio e a quella internazionale del giorno (dalle 9.30 alle 13.30) dopo ci saranno le sigle e le persone che diedero vita alla stagione del movimento altermondialista, la stagione dei Forum Europei e del Forum mondiale e che ancora oggi sono in campo, insieme ai movimenti di cui sono protagoniste le generazioni più giovani, per costruire un’alternativa culturale, sociale ed economica. L’obiettivo, ambizioso, è quello di costruire un terreno comune di elaborazione e pratiche all’altezza delle sfide di questa fase della globalizzazione. Nell’appello i promotori spiegano che “…Genova 2001 ci parla ancora della necessità della convergenza, della costruzione di un campo di forze per l’alternativa capace di contenere in modo non gerarchico tante e diverse identità, culture, provenienze, generi, generazioni, tematiche. A Genova 2021 vogliamo fare insieme un passo avanti in questa direzione. E crediamo che l’autunno debba vedere una prima grande mobilitazione nazionale di convergenza”.

qui il servizio di Massimo Lauria e Checchino Antonini per RsiNews

Le torture in carcere, non solo quelle più celebri di S.Maria Capua Vetere, i disastri climatici nel nord Europa, il rinnovo degli accordi con la Libia per l’esternalizzazione della reclusione dei migranti, i licenziamenti per mail alla Gkn sono solo i più recenti e vistosi fatti che derivano dalla sconfitta di quel movimento che, a cavallo dell’inizio del secolo riuscì a contendere l’egemonia al neoliberismo.

La pandemia ha reso evidenti le fragilità sociali di un Paese in cui il sistema sanitario pubblico è stato depauperato dai tagli. I numeri Istat sul 2020 fotografano anche l’impatto dell’emergenza sanitaria sul tasso di disoccupazione: tra febbraio 2020 e febbraio 2021 sono stati persi 426mila posti. La fascia d’età più colpita è quella dei 25-49 anni, oltre ai lavoratori a tempo, incluse le partite Iva, con un impatto particolarmente pesante sulle lavoratrici. Tra i promotori della chiamata genovese è chiaro l’obiettivo di fermare l’ondata di licenziamenti del prossimo futuro, la necessità di un salario minimo e un reddito minimo dignitosi, la necessità di ripensare profondamente gli aspetti produttivi del nostro Paese, per garantire una vera riconversione ecologica tutelando i diritti e la necessaria ricollocazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei settori da dismettere, rimettendo in agenda il tema centrale e attualissimo della riduzione dell’orario di lavoro.

L’avviso comune tra le parti sociali firmato alla fine giugno con lo sblocco dei licenziamenti rischia di porre una serie ipoteca sulla vita di centinaia di migliaia di persone, perché, nei fatti, lascia mano libera alle imprese di poter ristrutturare sulla base delle proprie esigenze di profitto. L’utilizzo della CIGD per 13 settimane prima della risoluzione del rapporto di lavoro, non obbligatorio per le aziende, e la conferma del blocco per i comparti del tessile, della moda e dell’abbigliamento, fino al 30 ottobre sposta solo il problema senza, nei fatti, risolverlo. La decisione sta avendo conseguenze che purtroppo erano ampiamente prevedibili, con il moltiplicarsi di vertenze, come quella della GKN di Campi Bisenzio, la Gianetti di Ceriano e la Whirlpool di Napoli. Per questo la Società della Cura, convergenza nazionale di oltre 400 tra organizzazioni, associazioni, reti e movimenti sociali, vuole uscire da Genova con un appello ai sindacati per la dichiarazione di uno sciopero generale. «Come realtà nazionali e territoriali aderenti alla convergenza ci metteremo a disposizione di ogni azione, mobilitazione, iniziativa che vada in quella direzione».

 

#genova2021

 

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