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11 ottobre, anche GKN allo sciopero dei conflittuali

Oggi lo sciopero generale dei sindacati di base. Gkn: «unica data da qua alla possibile riapertura della procedura di licenziamento»

Mentre scriviamo sono in corso i cortei e le manifestazioni per lo sciopero generale dell’11 ottobre convocato, fatto abbastanza inusuale, da tutte le sigle del sindacalismo extraconfederale.

A Piacenza più di 2000 lavoratori SI Cobas stanno bloccando Amazon. Interrotto il traffico merci nei porti di Napoli e Genova, picchetti in gran parte della filiera della logistica; ferma la gran parte del trasporto pubblico locale. E cortei che, dalle prime notizie sembrano più ampi e consistenti che in anni passati. La convergenza, seppure molto laboriosa, di tutte le sigle combattive ha favorito l’adesione di settori politici e sociali che condividono gli obiettivi dello sciopero a sostegno di questa «importante iniziativa di mobilitazione volta a rafforzare i movimenti di lotta dispersi, favorendo il superamento delle divisioni e di ogni forma di rassegnazione di fronte all’arroganza dei padroni», scrive ad esempio Sinistra Anticapitalista auspicando «una mobilitazione sempre più larga, tanto più nel momento i cui i fascisti rialzano la testa, chiedendo ed imponendo che tutto il movimento sindacale costruisca un grande sciopero generale su una piattaforma che difenda realmente le condizioni occupazionali e salariali della classe lavoratrice e abbia la forza di battere i padroni. E’ questo l’unico modo anche per ricacciare i fascisti da dove sono usciti. L’unità nella lotta di milioni di lavoratrici e lavoratori può permettere di tornare vincere».

Ci sono anche i lavoratori di Gkn allo sciopero generale convocato per oggi dalle organizzazioni del sindacalismo di base. «Ci saremo per vari motivi – spiega il Collettivo di fabbrica – primo perché da sempre noi aderiamo agli scioperi che riteniamo corretti, indipendentemente dalla sigla sindacale di appartenenza. Si chiama elasticità mentale, si chiama fluidità nella lotta. Questa per noi non è una novità. Fatevene una ragione: non vedremo mai le compagne e i compagni del sindacalismo di base come concorrenti nel tesseramento o peggio come avversari.

In secondo luogo ci saremo perché banalmente questa è l’unica data di sciopero pianificata da qua alla possibile riapertura della nostra procedura di licenziamento. E questo è un fatto. Semplice ed elementare. Perché, ricordiamolo, in questo preciso istante l’azienda non può riaprire la procedura di licenziamento. Ma a un certo punto potrà farlo. E tra noi e quel momento non c’è nessun ostacolo, nessuna garanzia, nessuna tutela, nessuna legge: solo recentemente qualche parola fumosa e tra l’altro da confermare al tavolo ministeriale.

In terzo luogo ci saremo perché l’unico sciopero che temiamo è quello che non riesce. Chi vuole bene alle lavoratrici e ai lavoratori di questo paese dovrebbe augurarsi la maggiore riuscita possibile della giornata di domani. Semmai il punto è questo. Siamo consapevoli, e non li abbiamo mai nascosti, dei limiti potenziali della portata dello sciopero di domani. E dei limiti del percorso che l’ha determinato.

Per questo rimarchiamo contemporaneamente che avrebbe dovuto o dovrebbe essere la Cgil – la più grande organizzazione dei lavoratori – a dichiarare lo sciopero generale di massa. I motivi per farlo sono evidentemente molteplici. Abbiamo espresso questo pensiero in diverse occasioni di dibattito interno. Presto quindi ragioneremo di nuove scadenze per dare continuità alla manifestazione del 18 settembre». Intanto, stasera, lunedì, si riunisce alle 21 il gruppo supporto, al presidio in Gkn. «Siete tutte e tutti benvenuti e invitati. #insorgiamo».

Da Genova al 30 ottobre passando per Firenze

L’attraversamento dello sciopero dell’11 ottobre è uno dei passaggi in una fase delicata sia per la vertenza Gkn sia per la costruzione della convergenza necessaria per questo autunno. Un elemento importante, è l’allargamento dell’orizzonte della lotta, segnalano dalla Società della Cura, lo spazio politico e sociale che si è aperto già nei mesi del primo lockdown: il punto di partenza è ovviamente il sostegno al collettivo di fabbrica, ma è chiaro che una maggiore diffusione delle informazioni, dei materiali e soprattutto della campagna a sostegno della legge sulle delocalizzazioni, scritta da giuristi e operai, sarebbe necessaria e favorirebbe la convergenza tra il movimentio per la giustizia climatica e il mondo del lavoro in mobilitazione. Potrebbe essere importante considerare sui propri territori un modo per sostenere questa lotta, che ovviamente comprende ma comincia ad andare oltre la tutela di 500 posti di lavoro. Cominciando col contribuire a far nascere (o partecipare a) gruppi locali di sostegno a questa mobilitazione ormai sempre più ampia. L’8 ottobre si è svolta, a Roma, una prima iniziativa (promossa da Sinistra Anticapitalista) sulle questioni della difesa dei diritti del lavoro e della giustizia climatica e sociale, che veda le delocalizzazioni come uno dei punti da trattare, anche sulla scia della proposta scaturita dall’assemblea nazionale del percorso di Genova 2021, per informare e sensibilizzare sull’andamento della vertenza Gkn (in senso ampio, non solo la questione legata ai posti di lavoro, ma generalizzandone la lettura e facilitando convergenze), diffondere in modo capillare la raccolta di firme sulla legge delocalizzazioni per l’allargamento della mobilitazione e una sua articolazione più ampia, fino al G20 del 30 ottobre prossimo a Roma, e oltre per la costruzione di un conflitto all’altezza delle necessità organizzando iniziative sulle questioni della difesa dei diritti del lavoro e della giustizia climatica e sociale. Una più ampia assemblea romana si terrà il 12 a Esc seguita due giorni dopo da una riunione nazionale della Società della Cura.

nelle foto il corteo di Roma, si ringrazia Gabriella Scafati

A che punto è la vertenza Gkn

Il 7 ottobre, a Roma, c’era la delegazione Gkn per un tavolo al ministero. Le veline hanno usato parole come “svolta” o “spiraglio”. Sono termini «completamente prematuri se non abusati», spiega ancora il Collettivo di Fabbrica: «Gkn Melrose non può riaprire la procedura di licenziamento in questo preciso istante. Non è una concessione di Melrose. E’ un dato di fatto. Non può farlo perché deve espletare procedure derivanti dal decreto del Tribunale di Firenze. E per quanto ci riguarda non lo sta facendo nemmeno correttamente. E forse su questo anche loro hanno perso ogni sicurezza. Capita a chi è arrogante di diventare di colpo titubante. Dicendo che la procedura di licenziamento non è all’ordine del giorno, quindi, l’azienda non dice ad oggi nulla di concreto. Quanto dura questo “giorno”?».

Gkn Melrose è stata condannata tre volte in due anni per condotta antisindacale. Ha fornito informazioni non corrette ai tavoli di trattativa. Ha negato alla Regione Toscana di essere un’azienda in crisi. Melrose ha seriamente sostenuto che i licenziamenti non erano all’ordine del giorno il 7 luglio e che improvvisamente lo erano il giorno dopo. «Cosa garantisce di non essere di fronte all’ennesimo espediente, utile a far passare il tempo necessario a poter riaprire la procedura di licenziamento? – si chiedono i lavoratori – o magari utile a far calare la pressione dell’opinione pubblica verso la possibilità che il Governo decreti d’urgenza sulle delocalizzazioni? Nulla. Anzi, anche qualcosa meno di nulla».

Intanto l’azienda rimane in liquidazione, account bloccati, produzione ferma, l’azienda non rispetta gli incontri che dovrebbe tenere da accordistica interna, non incontra il sindacato nella sede aziendale e non svolge incontri in presenza. In pratica nulla. «Anzi, molto meno di nulla».

Osservano ancora i lavoratori che è stato dato risalto alla nomina di un advisor e alla presenza di Invitalia per cercare il compratore. E’ normale che l’azienda non abbia nulla in contrario. «Ma esattamente che cosa è disposta a vendere? Capannone, macerie, terreno, macchinari, commesse? Questo non è dato saperlo. Anzi, è lecito ipotizzare che voglia vendere solo capannone e qualche macchina da rottamare. Se così fosse lo Stato, quindi, sarebbe ridotto a piazzista immobiliare del fondo finanziario, nel giubilo generale. Nessuno pensi in ogni caso di infilare la vertenza Gkn nel tritacarne delle voci sul “compratore” dove sono state disperse e distrutte, a suon di promesse, quasi tutte le vertenze nel nostro paese».

Gkn Melrose continua a non rispondere alle domande su dove siano stati delocalizzati i volumi, sui contratti tra stabilimento e cliente. Il tema della tracciabilità dei semiassi è stato oggetto anche di un esposto alla procura. Intanto la legge contro le delocalizzazioni scritta da giuristi democratici e operai è in Parlamento. «Servirà a quel che servirà. La notizia però è che dopo due mesi di voci e dibattiti pasticciati, la legge è lì e le scuse stanno a zero. Se questa legge fosse esistita prima, Melrose non avrebbe acquisito il nostro stabilimento e ora noi saremmo al lavoro. Se questa legge fosse approvata, Melrose sarebbe tenuta a seguire per legge un percorso chiaro e ordinato di elaborazione di un piano di continuità produttiva e di vendita dello stabilimento».

Insomma, non abbiamo quindi nessuna garanzia, scritta, legislativa, contrattuale che Gkn Melrose non stia solo cercando il momento opportuno per far ripartire i licenziamenti. «Per questo – concludono i lavoratori – ancora oggi, non c’è nessuna garanzia e nessuna salvezza al di fuori della mobilitazione. Non c’è uno spiraglio, ma una crepa nel muro dell’azienda determinata dalle mobilitazioni. Il tempo non deve servire a chiudere la crepa ma a far crollare il muro. L’immobilismo è uno dei tanti modi per chiudere Gkn Firenze. Forse il più subdolo e pericoloso. Noi invece #insorgiamo».

Domani il presidente dell’Associazione Stampa Toscana, Sandro Bennucci, interverrà, anche in rappresentanza della Fnsi, all’incontro proposto e organizzato dal Collettivo di fabbrica della Gkn con i giornalisti. Il presidente Ast interverrà insieme a Marzio Fatucchi, presidente della Consulta dei Comitati e fiduciari di redazione, ed entrambi invitano i colleghi a partecipare, apprezzando la motivazione dell’invito: ossia un confronto a tutto campo fra lavoratori che difendono il posto e chi ha raccontato, e racconta, la loro lotta, dovendo spesso fare i conti con condizioni di lavoro altrettanti difficili e precarie. L’appuntamento è fissato per martedì 12 ottobre alle ore 20,30 al presidio Gkn di Campi Bisenzio.

«Va detto che questa vertenza ormai è una ‘guerra di posizione’, di trincea, dove parole e impegni si impantanano, liquefacendosi in mediazioni da funamboli che ci sembrano più utili agli onori di cronaca che ai lavoratori. Era chiaro per tutti che questa trattativa prima o poi sarebbe arrivata al momento delle scelte e siamo consapevoli che per i lavoratori il tempo è tiranno», afferma una nota di Usb Nazionale Lavoro Privato. «Al tavolo ministeriale di giovedì 7 ottobre è stato sicuramente apprezzabile lo sforzo da parte della viceministra Todde per spingere l’azienda a togliere i licenziamenti dal tavolo e per determinare a fatica l’impegno ad un confronto vero sulla salvaguardia dell’occupazione e dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio ma rimane ferma la necessità che la discussione si affronti in un quadro ripulito dalle pregiudiziali dirette ed indirette messe in campo dall’azienda», quindi «bene che il Ministero abbia sospinto la dirigenza aziendale verso un confronto in cui sembra venire meno l’interesse ad agire unilateralmente con i licenziamenti», «male che questo avvenga in un quadro in cui l’azienda, in attesa di capire quale percorso sarà indicato dalla discussione, continua ad essere mantenuta precauzionalmente ‘in liquidazione’, affannandosi allo stesso tempo a indicare come via maestra la strada degli ammortizzatori sociali e degli advisors».

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