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India, la vittoria storica dei contadini

Dopo aver annullato il 19 novembre le tre leggi che avrebbero consegnato i piccoli contadini indiani ai grandi gruppi capitalisti dell’agrobusiness e averle fatte votare in parlamento il 29 novembre, il governo Modi ha appena aderito, il 9 dicembre 2021, a tutte le altre richieste del movimento contadino.

Ha appena accettato, per iscritto su carta ufficiale, l’MSP (prezzo minimo di sostegno) per tutti gli agricoltori, per tutti i prodotti e in tutte le zone agricole, cioè un prezzo di vendita dei prodotti agricoli indipendente dal mercato mondiale, pari a una volta e mezzo il costo di produzione e determinato congiuntamente dallo Stato e dalle organizzazioni sindacali contadine (in questo caso con lo SKM – Fronte Unito Contadino – il coordinamento di 40 organizzazioni contadine che guida il movimento e l’organo esecutivo dell’AIKSCC, un gruppo di 500 organizzazioni contadine.

Si tratta dell’accoglimento di una rivendicazione importante, poiché assicura una sorta di salario minimo garantito a quasi 600 milioni di contadini, mentre finora ne beneficiava solo circa il 30% dei contadini, e solo in condizioni miserevoli e a prezzi bassi, in un paese in cui la grande maggioranza dei lavoratori, cioè circa 400 milioni, non beneficia di un salario minimo, di alcuna protezione contro la perdita di salario in caso di malattia, la disoccupazione o di un trattamento pensionistico.

Si può quindi facilmente immaginare quale tremendo colpo di fulmine tutto ciò potrà rappresentare per tutta l’India ma anche al di là della stessa India, in particolare in tutta l’Asia e, più in generale, per tutti i paesi poveri.

Il governo si è anche impegnato per iscritto a cancellare e revocare tutte le sanzioni e le condanne contro gli agricoltori e i loro sostenitori negli Stati nei quali il suo partito, il BJP, governa, in Haryana, Uttar Pradesh, Uttarakhand, Madhya Pradesh e Himachal Pradesh; un elemento fondamentale se si pensa che, ad esempio, nel solo Stato di Haryana ci sono 46’000 agricoltori e sostenitori perseguiti o condannati.

Il governo ha anche accettato di versare un risarcimento alle famiglie dei 700 contadini morti durante il conflitto, cioè circa 500’000 rupie (circa due anni del salario medio indiano) per vittima e di assegnare un posto di lavoro pubblico a un membro di ognuna delle famiglie delle vittime.

Ha anche accettato di abrogare, nel corso della prossima sessione parlamentare, la legge che privatizza l’elettricità (e quindi l’aumento delle tariffe per i contadini).

Infine, ha dichiarato che tutte le multe contro i contadini e i loro roghi, accusati di inquinare l’aria delle città, verranno annullate. La destituzione del ministro dell’Interno, come richiesto dai contadini, è ancora in sospeso e, per quanto ne sappiamo, non è ancora chiaro cosa succederà.

Il governo ha quindi accettato tutte le richieste degli agricoltori.

Lo SKM ha annunciato che i contadini avrebbero tenuto una grande festa l’11 dicembre a Singhu (uno dei campi contadini di Delhi) per celebrare la loro vittoria. Dall’11 dicembre, hanno iniziato a smantellare gli accampamenti organizzati durante la mobilitazione intorno a Delhi, e dal 15 dicembre, toglieranno i blocchi sulle autostrade.

Tuttavia, l’SKM ha deciso di tenere un’altra riunione il 15 gennaio per vedere se il governo starà mantenendo le sue promesse e, se così non fosse, riprendere la lotta.

In ogni caso, siamo di fronte ad una vittoria storica

Di fronte a un governo apertamente al servizio del grande capitale, i cui capi si richiamano apertamente a Hitler e Mussolini e la cui funzione è quella di schiacciare le classi lavoratrici, di liquidare tutte le loro conquiste e che per questo ha coltivato in continuazione odi e divisioni tra comunità, religioni, generi, caste al fine di consolidare il proprio dominio, non si tratta solo di una vittoria dei proletari, poiché i contadini indiani sono più dei lavoratori della terra che dei contadini nel senso in cui lo intendiamo qui, ma anche una vittoria contro tutte le divisioni e gli odi tra poveri.

In questo senso, e per l’entusiasmo e la spinta che questa vittoria avrà su tutti i proletari dell’India e probabilmente anche oltre, questa vittoria apre un nuovo periodo in cui gli sfruttati e gli oppressi non condurranno più lotte difensive per non retrocedere, ma cominceranno a condurre lotte offensive per migliorare la loro situazione e cambiare vita, per costruire un mondo migliore.

Un evento di dimensione globale che apre una nuova era di lotte.

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