Milano, Lambretta sfida Pisapia. E si riprende casa

Milano, Lambretta sfida Pisapia. E si riprende casa

A poche settimane dallo sgombero, il centro sociale si riprende uno spazio. E’ la campagna “Collezione Spazi Autunno/Inverno 2014- Just Occupy” dopo 3 anni di repressione “arancione”

di Marco Panaro

“Lambretta is back” annuncia lo striscione sulla facciata dell’edificio
di via Emilio Cornalia a Milano, occupato ieri (venerdì) dai giovani del
centro sociale che ha avuto sede in piazza Ferravilla fino allo sgombero
da parte delle forze dell’ordine, lo scorso 27 agosto, richiesto e
ottenuto dall’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale.
Lo spazio autogestito rinasce dunque in pieno Centro direzionale,
quartiere della metropoli lombarda a vocazione terziaria situato poco a
nord del centro storico. Rendere agibile il luogo, vuoto e inutilizzato
da anni, è il primo compito che si assegnano i giovani (spesso
giovanissimi) occupanti. Quando li raggiungo sono intenti a ripulire le
vetrine che si affacciano sulla strada dai disegni a vernice che si sono
accumulati nel tempo.
“Per far passare un po’ di luce dai vetri” è l’ovvia spiegazione.
Tuttavia, vedere ragazzi e ragazze che si appropriano di uno stabile ma
contemporaneamente cancellano graffiti è cosa che potrebbe mandare in
tilt le sinapsi di Riccardo De Corato, ex vicesindaco nella giunta di
centrodestra e storico nemico tanto dei centri sociali quanto dei
graffittari. Famoso per i comunicati di fuoco dopo ogni occupazione
abusiva, De Corato, ora consigliere regionale e capogruppo in Comune per
Fratelli D’Italia, questa volta si è portato avanti. Già lo scorso 5
settembre aveva tuonato a mezzo stampa contro il possibile ingresso del
Lambretta in un nuovo edificio, accusando Questura e Comune di
proteggere “gli antagonisti, sicuri della loro posizione di intoccabili”.
In realtà, non si può affermare che a Milano i rapporti tra l’area
(variegata) dei centri sociali e l’amministrazione comunale siano
sereni. L’elezione di Giuliano Pisapia a Sindaco, nel giugno 2011, aveva
indotto a sperare in un quinquennio di tranquillità per gli spazi
autogestiti, dopo i turbolenti vent’anni delle giunte Pillitteri e
Formentini (entrambe note per lo sgombero del Leoncavallo) e a seguire
Albertini e Moratti. Tanto che una parte dei militanti dei centri
sociali si era spesa attivamente a sostegno del candidato che prometteva
“un vento nuovo” per la città lombarda.
La speranza però dura poco: già il 16 maggio 2012 la polizia svuota
Torre Galfa, occupata dal neonato laboratorio artistico culturale Macao;
sei giorni dopo gli attivisti vengono buttati fuori anche da Palazzo
Citterio. Il 23 ottobre dello stesso anno viene sgomberato, una prima
volta, il Lambretta. Il 21 maggio 2013 tocca alla ZAM (Zona autonoma
milanese) di via Olgiati, il 23 luglio a RiMake-ex Cinema Maestoso. In
questi ultimi due casi, la giunta Pisapia e le forze politiche che la
sostengono sottolineano la proprietà privata degli immobili contesi e
quindi, a loro dire, l’impossibilità di qualunque azione del Comune in
difesa degli spazi occupati.
Parole che ai più anziani ricordano moltissimo quelle pronunciate da
Angelo Capone, delegato del sindaco Pillitteri, subito dopo lo sgombero
del centro sociale Leoncavallo il 16 agosto 1989: “Nei giorni scorsi il
Sindaco aveva pregato il Questore e il Prefetto di evitare lo sgombero.
Però bisogna tenere conto che questa è una proprietà privata, non del
Comune di Milano. Il Comune non poteva fare altro. Per ora non posso
dargli sicurezza di trovare un altro posto dove andare”.
In ogni caso, la sfida sul tema della proprietà viene raccolta dai
militanti della ZAM che due giorni dopo lo sgombero, il 23 maggio 2013,
occupano in via Santa Croce una scuola abbandonata dal 2006 e di
proprietà comunale. Se la giunta Pisapia ha davvero a cuore il tema
degli spazi sociali – è il ragionamento – non ci sarà un’azione di forza
per liberare un immobile pubblico.
Ma l’aria che tira non è buona: il 18 marzo 2014 è l’Officina dei beni
comuni a essere sfrattata con la forza, il 2 aprile successivo l’Ardita
pizzeria del popolo. La tregua tra Comune e Zam dura solo fino al 23
luglio, quando arriva l’evizione coatta anche per l’esperienza di via
Santa Croce. In tale occasione al tragico si aggiunge il ridicolo: il
giorno stesso dello sgombero, come se nulla fosse, il factotum del
Sindaco Paolo Limonta, il consigliere comunale di Sel Mirko Mazzali e
altri esponenti della sinistra rilanciano la proposta di un tavolo sugli
spazi sociali per una trattativa tra pubblica amministrazione e realtà
autogestite. Luciano Muhlbauer, ex consigliere regionale di Rifondazione
comunista, dalle colonne de Il Manifesto attacca Pisapia. Poche
settimane dopo il suo partito conferma la partecipazione disciplinata
alla lista del centrosinistra, con Pd e Sel, per le elezioni degli
organi della città metropolitana.
Tutto questo, comunque, non ha annullato il desiderio di “sognare una
città diversa” dei tenaci ragazzi e ragazze del Lambretta. E dunque già
da questo fine settimana il nuovo spazio di via Cornalia, civico 6, si
anima con birra, chiacchiere e musica diffusa. La metropolitana linea 2
(fermata Gioia) e linea 3 (fermata Repubblica) sono i mezzi più comodi
per arrivarci. Le visite sono graditissime, anche solo per portare
solidarietà.
Questo è giusto l’inizio, per ambientarsi nel luogo. Ma i sogni dei
“lambrettisti” vanno già oltre. “Non appena avremo ripulito e sistemato
il piano superiore – ci dice Valentina – vogliamo riaprire la palestra
popolare, il laboratorio teatrale e quello fotografico”. Da piazza
Scala, sede del Comune di Milano, per ora, non giungono commenti.

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