domenica 16 dicembre 2018

“Libera” in piazza per i 43 studenti scomparsi in Messico

“Libera” in piazza per i 43 studenti scomparsi in Messico

“Libera” mercoledì prossimo in 10 città italiane per chiedere una Commissione internazionale e indipendente che indaghi sul caso messicano

di Marina Zenobio

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Vivi li avete presi e vivi li rivogliamo”. Con questo slogan in più parti del pianeta mercoledì 26 novembre, ad un mese esatto dalla “scomparsa” dei 43 studenti di Iguala, sono in programma azioni e manifestazioni per chiedere al governo messicano verità e giustizia sulla vicenda. Ma non solo, anche per ricordare le circa 27.000 uomini e donne che in questi ultimi anni sono stati fatti sparire in Messico, e nessuno è stato ritrovato.

LiberaL’associazione “Libera, nome e numeri contro le mafie” ha fatto sua questa chiamata internazionale organizzando, in contemporanea alle ore 16, presidi in dieci città italiane tra cui Roma, di fronte all’ambasciata messicana, Milano di fronte al Consolato generale del Messico, e anche a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo. Gli altri appuntamenti del 26 novembre alle 16 sono davanti alle prefetture di Torino, Napoli, Bari, Palermo, Bologna, Pisa; Padova e Firenze.

“Sarà l’occasione – ha dichiarato alla stampa Stefano Fumarulo di Libera – per lanciare un appello alle istituzioni italiane, per fare pressione sulla Commissione europea e su tutte le istituzioni internazionali affinché venga approntata una Commissione per la verità e la giustizia che, come già avvenuto in 28 paesi, sia indipendente ed internazionale”, condizione necessaria considerando la provata commistione tra potere istituzionale messicano e narcotraffico nella vicenda degli studenti scomparsi.

Negli ultimi giorni, ha precisato Fumarolo, il governo messicano ha stipulato una accordo con la commissione Interamericana per i diritti umani per la creazione di una commissione che però non ha alcun valore di tipo investigativo. La Commissione che chiede invece Libera è la stessa di cui ci si è avvalsi in passato per indagare sulle violazioni dei diritti umani in almeno 28 paesi, i più noti sono Argentina, Sud Africa, Cambogia e altri paesi latinoamericani . “I componenti di questa Commissione – spiega Fumarolo – devono essere scelti dai familiari delle vittime, ci deve essere l’assistenza tecnica dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani, dev’essere una commissione che abbia la possibilità di indagare veramente, realmente. Perché la commistione tra politica e narcotraffico è evidente e sotto gli occhi di tutti”. Gli studenti scomparsi erano socialmente e politicamente impegnati proprio nella denuncia di questa commistione.Se-los-llevaron-vivos-los-queremos-vivos

In base alle testimonianze di alcuni studenti della Normale di Ayotzinapa,  sopravvissuti al masscaro, gira sempre con più insistenza la notizia che gli studenti di Iguala dopo essere stati rapiti da membri del cartello di narcotrafficanti Guerrero Unidos, siano stati consegnati nelle mani dell’esercito messicani, “in particolare il Battaglione 27 – denuncia Fumarulo -, lo stesso che una settimana fa ha fermato un autobus che trasportava altri ragazzi, altri studenti messicani, minacciandoli di morte”. “Al di là delle belle parole di circostanza del presidente Peña Nieto – ha continuato il portavoce di Libera – la comunità internazionale continua a non vedere alcun passo in avanti nella ricerca di una soluzione”.

Oltre alle proteste e alla richiesta di una Commissione indipendente e internazionale, “Libera” indica anche un’altra via per fare pressioni sul Messico, ed è di carattere economico: “ La comunità internazionale dovrebbe essere chiara e decisa in questo percorso. In questi giorni le delegazioni di Unione Europea e Messico stanno discutendo il rinnovo di un trattato commerciale per miliardi di euro. Non è accettabile che l’Ue accetti in maniera silenziosa che in Messico vengano sistematicamente violati i diritti umani. E non si tratta solo di quest’ultimo caso. Le violazioni in Messico riguardano tutte le categorie, l’elenco sarebbe sterminato. Dal 2006 sono stati uccisi 120 giornalisti, tantissimi hanno dovuto abbandonare il loro lavoro per scappare alla vendetta dei narcos o degli amministratori locali corrotti. Quindi – ha concluso Fumarulo – si deve porre un punto fermo al governo messicano. Sì ai trattati commerciali ma a patto che vengano rispettati i diritti umani. Partendo da quella che forse è la soluzione più facile, cioè una riforma del sistema elettorale messicana, perché così come è evidentemente non va”.

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