venerdì 25 Settembre 2020

Kobane non è sola. Roma con il Kurdistan!

Kobane non è sola. Roma con il Kurdistan!

In piazza per Kobane e per i diritti del popolo curdo: un forte segnale di solidarietà internazionalista inviato dalla Capitale alla vigilia delle elezioni turche.

di Giampaolo Martinotti

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Migliaia di persone hanno sfilato, alla vigilia delle elezioni in Turchia, da piazza dell’Esquilino per manifestare la loro vicinanza al popolo del Kurdistan, stremato da mesi di resistenza all’Isis e martoriato dai più recenti attacchi del governo e dell’esercito turchi. Il corteo ha voluto sostenere anche l’Hdp, il Partito democratico dei Popoli della sinistra filo-curda, impegnato nell’opera di democratizzazzione della Turchia e dunque colpito in maniera indiscriminata dalla vergognosa repressione governativa.

Queste settimane pre elettorali, che culminano proprio oggi con i cittadini chiamati alle urne dal discusso presidente Recep Tayyip Erdoğan, saranno infatti ricordate per la loro indelebile drammaticità e per la barbarie del regime nei confronti del popolo curdo.

Lo storico conflitto ha tristemente ripreso vigore negli ultimi tre mesi con l’inizio della campagna anti-Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, e con la sorprendente conferma da parte del premier Ahmet Davutoglu dei più recenti attacchi militari nel Rojava ai danni dei resistenti curdi delle Unità di protezione popolare maschili (Ypg) e femminili(Ypj), fin dall’inizio in prima linea contro la furia di Isis. Mentre da tempo ormai la linea tra Kobane e Suruç, cittadina turca al confine con la Siria, è stata resa invalicabile per i profughi curdi-siriani ma non per i jihadisti stessi.

Erdoğan ha fatto della repressione dei curdi una sua prerogativa e pertanto le elezioni di oggi si svolgeranno senza ombra di dubbio in un clima pesantissimo, frutto acerbo delle operazioni militari, delle reiterate aggressioni subite dai civili curdi da parte di gruppi para fascisti, utilizzati dal governo di Ankara anche contro le sedi del partito Hdp come intimidazione, delle bombe del 10 ottobre scorso alla manifestazione per la pace e della censura dei canali televisivi Bugün e Kanal Türk dopo l’irruzione della polizia turca nella sede del gruppo mediatico Koza Ipek di Istanbul.

Tutto questo accade mentre l’Ue ha dichiarato la Turchia un paese “sicuro”, condannando a tutti gli effetti centinaia di migliaia di profughi siriani alla detenzione preventiva nei vari “hotspot” che stanno per essere allestiti.

La speranza è che la volontà di cambiamento del popolo curdo e la sua coraggiosa resistenza in difesa della democrazia, dei diritti, dell’uguaglianza e della libertà, siano più forti di una strategia della tensione che fino ad ora ci ha dato una grande certezza: Kobane e il popolo curdo non sono soli.

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